Nella seconda metà degli anni Ottanta, il thrash metal cominciava a muovere qualche passo anche in Veneto. Invero le varie scene provinciali non furono mai paragonabili al movimento presente nella vicina Lombardia, ma si formò comunque una piccola e interessante costellazione di gruppi.
I primi apripista verso un indurimento del metallo nel Veneto furono alcuni gruppi dal piglio speed connotati anche da un certo livello di oscurità; nel 1984, a Sottomarina, si erano formati i BlackBurn, che nel 1985 fecero circolare un nastro denominato Demon Tape e nel gennaio del 1986 fecero uscire il demo Iron Words; nello stesso anno, a Rovigo, si formarono i Black Death, e anch’essi nel 1986 registrarono una cassetta: I fuck you. Nel 1987 i BlackBurn divennero i Wrest, non più oscuri, ma sempre caratterizzati da suoni veloci, i membri del complesso però avevano anche un progetto parallelo: gli Useless Asses, una thrashcore band demenziale – con pezzi cantati perlopiù in chioggiotto – autrice di altre due cassette nel biennio 1987/88. In questo caso le registrazioni sono amatoriali, frutto di uno scherzo, ma i suoni sono rapidi e hardcoreggianti, alla DRI, e il batterista pesta forte.
Nel 1987 uscì The strongest law, il primo demo degli Unforced, una band thrash metal di Padova, ma nel Vicentino c’era chi – mettendo a frutto la lezione degli Hellhammer – si spinse verso atmosfere ben più oltranziste e marce: i Morbid Agression si definivano “blackcore”, un misto di black metal primordiale e HC, e nell’87 fecero uscire un grezzissimo demo omonimo che all’epoca ebbe scarsa circolazione, ma nel 2023 è stato ristampato dalla F.O.A.D. Records, che lo ha inserito in uno split con i Sonic Terrorism (una sorta di Sore Throat italiani).
A Schio nel 1989 si formarono gli Exsecror, un’altra band che suonava un thrash metal tirato, il cui demo House of pain – a quanto ci informa Encyclopedia Metallum – fu recensito dalla rivista "Metal Shock" nel settembre del 1990. Sempre nell’89, nel Padovano, apparvero i Materia Grave, più orientati verso il death metal; non furono una band notevole e il loro demo Dammi una vita uscì solo nel 1998, ma restarono nella memoria di tanti ragazzi dell’epoca per il fatto che furono una delle prime formazioni di musica estrema che molti metallari padovani poterono vedere dal vivo.
La storia dei Bob Juice
Al novero di questi precursori locali appartengono però anche i Bob Juice di Mestre, attivi a cavallo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Questo gruppo veneziano iniziò a provare nel 1988 ed esordì col suo primo concerto nel maggio del 1989. La creatura ebbe vita breve: dopo pochi anni arrivò lo scioglimento, seguito da una fugace riattivazione intorno al 2013 con l’incisione del pezzo Never Cry Werewolf, apparso nella raccolta UndergroundZine Webzine Compilation. Nel 1991, però, i Bob Juice avevano anche rilasciato un demo, chiamato semplicemente col nome della band (ma oggi riapparso come Muddy Places, evidente riferimento alla laguna). La cassetta aveva un lato registrato in studio, occupato da tre canzoni: God Is on $ale, Cut the Crap e Burning This Town, e un lato B con altri tre pezzi suonati dal vivo: Liar, Kill Is the Word e The Fall.
Il nome della band rappresenta uno degli aspetti più singolari della sua storia: Bob Juice, ovvero una versione anglicizzata del nome Roberto Succo, un famoso serial killer veneto. Nato a Venezia il 3 aprile 1962, negli anni Ottanta Roberto Succo divenne uno dei criminali italiani più noti della cronaca nera. Affetto da schizofrenia paranoide e disturbo antisociale della personalità, nel 1981 uccise i propri genitori, Maria Lamon e Nazario Succo, nella loro abitazione di via Terraglio a Mestre; dopo una fuga e una prima condanna, nel 1986 evase, si spostò in Francia e tornò a uccidere. Tra il 1987 e il 1988 furono commessi altri omicidi attribuiti a lui. Le vittime complessivamente riconducibili alla sua follia criminale furono sette. Succo morì nella notte tra il 22 e il 23 maggio 1988 nel carcere San Pio X di Vicenza, suicidandosi nella propria cella. Scosso dalle azioni del malvivente, nel 1988 il drammaturgo francese Bernard-Marie Koltès (1948-1989) scrisse il testo teatrale Roberto Zucco, il quale, portato a teatro dopo la morte dello scrittore, suscitò forti polemiche nell’opinione pubblica.
La giornalista francese Pascale Froment ricostruì la storia del pluriomicida nel libro Je te tue. Histoire vraie de Roberto Succo assassin sans raison, pubblicato in Francia nel 1991. L’edizione italiana, apparsa con il titolo Ti ammazzo. La vera storia di Roberto Succo assassino senza ragione, fu tradotta da Alberto Folin e pubblicata a Venezia da Marsilio nel 1992, nella collana “Gli specchi”. Il volume, dunque, arrivò nelle librerie italiane mentre il demo dei Bob Juice era ormai parte della storia del metal veneto.
Pur adottando una scrittura narrativa degna di un romanzo, l’opera di Froment è una ricostruzione giornalistica che segue la cronaca con attenzione, proponendo una memorabile analisi psicologica dell’assassino.
La cronaca nera come specchio della realtà?
Al di là della provocazione contenuta nel nome, però, ridurre i Bob Juice a un semplice gioco macabro sarebbe fuorviante. Il nome di Roberto Succo può forse essere letto come una porta d’ingresso verso realtà di disagio sociale che la band conosceva direttamente: innanzitutto quella della provincia veneziana, dei suoi quartieri operai, delle difficoltà quotidiane, delle contraddizioni del Veneto dell’epoca e delle inquietudini che circondavano la vita dei giovani. Il nome del complesso voleva quindi richiamare un caso di cronaca nera immediatamente riconoscibile, con una forte componente locale, come simbolo del degrado morale che la band intendeva denunciare.
La scelta dei musicisti deve aver scandalizzato più di qualcuno, ma a pensarci non è una provocazione troppo isolata nella storia culturale veneta. Con una gran dose di spregiudicatezza, ne Le ultime lettere di Jacopo Ortis Ugo Foscolo aveva trasformato una vicenda reale in materia letteraria. Il personaggio di Jacopo non nacque dal nulla: Foscolo si ispirò alla storia di Girolamo Ortis (1773-1796), uno studente friulano dell’Università di Padova morto suicida il 29 marzo 1796. Le ricostruzioni sulla genesi dell’opera sottolineano proprio come Foscolo fosse stato colpito da quel caso di “cronaca nera” (come diremmo oggi) e avesse conservato il cognome reale dello studente, cambiando solo il nome del protagonista del suo romanzo epistolare. Se qualche scrittore lo facesse oggi, verrebbe sicuramente portato in tribunale.
Trentacinque anni dopo il demo
La storia dei Bob Juice, però, non si è fermata col demo del 1991, né con la breve reunion del 2013. Dal 2025 il loro nome non appartiene più soltanto alla memoria dell’underground veneziano degli anni che furono: l’etichetta Old Skull Productions ha ristampato il loro demo, nello stesso formato dell’originale, col titolo Muddy Places e nel medesimo periodo il gruppo ha annunciato di essere pronto a tornare a suonare dal vivo per delle date. Il 29 agosto 2026, i Bob Juice sono saliti sul palco estivo del locale Il Borgo di Montebello Vicentino, ospiti della terza edizione del Metal Summer, dove hanno suonato tutti i loro classici come ai vecchi tempi.
Il mondo in generale è cambiato (per molti aspetti in peggio) e sicuramente è cambiata la scena, ma i musicisti hanno dato prova di buon affiatamento, immutata passione e grande energia, riproponendo un thrash duro e senza fronzoli. A colpire gli spettatori è stata soprattutto la performance del cantante Alessio Boato, che ha dato prova di saper usare praticamente due voci: una più alta e un’altra più profonda e cavernosa, entrambe potenti e acide. Data la distanza tra generi e sonorità, sarebbe assurdo fare paragoni col Glen Benton al massimo della forma su Legion (1992) dei Deicide, ma comunque va riconosciuto che una capacità di questo tipo non è roba di tutti i giorni.
Visto il graffiante vigore mostrato a questo primo concerto, c’è da attendersi che quello dei Bob Juice si un vero e proprio ritorno sulle scene e che abbiano in cantiere delle novità…
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Il ritorno dei Bob Juice, la metal band veneta dal nome ispirato alla cronaca nera
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