Quella italiana è una Costituzione pacifista. Uno degli articoli più amati in assoluto, particolarmente da tutti coloro che hanno a cuore la pace nel mondo, è il numero 11, che disciplina il comportamento che il nostro Paese deve tenere rispetto a un’evenienza particolare. Perché sì, la guerra fa paura ma non è mai stata tanto vicina a noi come in questo ultimo periodo.
Felicemente adagiati su circa ottant’anni di relativa tranquillità, non ci aspettavamo di essere catapultati da un momento all’altro in un mondo bersagliato da tanti conflitti. Destano particolare orrore le immagini tremende provenienti da Gaza, dall’Ucraina e dall’Iran, territori quotidianamente devastati da morte e distruzione. Ma qual è la posizione dell’Italia in merito?
Il governo stanzia aiuti materiali per l’Ucraina, non si dissocia dal governo di Israele e non sa che pesci pigliare rispetto allo scontro USA-Iran, il tutto mentre le opposizioni strepitano e i pacifisti si appellano all’articolo 11.
Chi ha ragione? Cosa prevede davvero la nostra amata Carta? Scopriamolo di seguito.
“L’Italia ripudia la guerra”: cosa recita l’articolo 11 della nostra Costituzione
Il ripudio della guerra è il cuore dell’articolo 11 della Costituzione italiana, entrata in vigore il 1° Gennaio 1948. Esso recita:
L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente, in condizioni di parità con gli altri Stati, alle limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazioni; promuove e favorisce le organizzazioni internazionali rivolte a tale scopo.
Dunque il senso dell’articolo risulta subito chiaro: l’Italia rifiuta categoricamente di aggredire militarmente altri popoli, si prepara a difendersi nel caso fosse lei a venire attaccata e collabora attivamente con le organizzazioni preposte a mantenere la pace mondiale (ad esempio l’ONU).
La dicitura, come si può notare, non lascia nulla al caso e ogni sua parte è stata studiata e soppesata con scrupolo dai padri costituenti in maniera tale da non potersi prestare ad equivoci o discussioni o fraintendimenti di alcun genere. Vari fattori, inoltre, hanno contribuito alla creazione dell’articolo 11 così com’è.
L’articolo 11 della Costituzione italiana: cenni storici, significato e analisi
L’articolo 11 della nostra Costituzione è innanzitutto il frutto della devastazione portata dalla Seconda Guerra Mondiale e segna la rottura definitiva con il Fascismo, che in quel terribile conflitto ci aveva trascinato. Morte e distruzione ovunque convinsero i padri costituenti a stravolgere un principio che era stato valido per secoli e che vedeva nella guerra una prassi accettabile, normale addirittura, per la risoluzione delle controversie internazionali. Dunque all’antico spirito bellicista se ne sostituì un altro decisamente pacifista.
A testimoniarlo, fra l’altro, la scelta del verbo "ripudia" (fortemente voluta da Dossetti e Togliatti), poiché si tratta di un termine forte dal punto di vista etico, in grado di travalicare il mero divieto giuridico per divenire un imperativo incontrastabile, netto e solenne. In tal modo la nostra Costituzione esprime un rifiuto sdegnato e totale nei confronti di ogni forma di bellicismo e qualsiasi atto intimidatorio e di sopraffazione verso terzi.
Va ribadita, inoltre, la fondamentale distinzione fra guerra offensiva e guerra difensiva: la Carta vieta la prima ma non la seconda. L’Italia è pienamente legittimata a opporsi ad eventuali aggressioni esterne nei modi e nei mezzi che ritiene opportuni.
Allo scopo di riuscire a realizzare una pace che investa l’intero pianeta, infine, la Costituzione promuove la cooperazione e lo stringimento di accordi con le altre nazioni e organizzazioni come l’ONU e la UE, un partenariato che resta valido e non subisce modifiche, anche se e quando le decisioni non vengano prese autonomamente dall’Italia ma debbano necessariamente essere concordate con altri Stati.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: “L’Italia ripudia la guerra”: dove sta scritto e perché
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