Dopo il grande successo di Papavero rosso di Sara Magnoli – il primo romanzo della collana Amanti de iDobloni Edizioni, pubblicato a Gennaio 2026 – esce oggi 16 Settembre 2026 un secondo romance sulla via già tracciata dal precedente volume: amicizia ed emozioni, non solo baci e cuoricini.
In occasione di questa nuova pubblicazione, abbiamo incontrato Mariana Marenghi - fondatrice della casa editrice iDobloni, Roberto Pegorini - curatore della collana Amanti della casa editrice, e Letizia Vicidomini – l’autrice di La terapia dei sentimenti.
Intervista alla fondatrice della casa editrice iDobloni
- Ciao Mariana, facciamo insieme un bilancio sul favoloso debutto della collana Amanti: quali emozioni ti ha lasciato la prima avventura con “Papavero rosso” scritto da Sara Magnoli?
La prima emozione che ho provato è stata la soddisfazione.
Il progetto Amanti è nato su spinta di Roberto Pegorini, ma ha avuto bisogno di un buon periodo di studio e gestazione perché potesse prendere forma e sostanza.
Il debutto di “Papavero Rosso”, quindi, è stato una scommessa costruita su solide basi, ma anche con i migliori propositi: basta avere un mattone di poco fuori asse per far crollare i migliori progetti.
Invece, la risposta delle lettrici e dei lettori è stata sin da subito molto positiva e quindi, tanta soddisfazione per un progetto in cui abbiamo creduto e crediamo molto.
La seconda emozione è stata, senza dubbio, la felicità.
Per noi che siamo abituati a vivere il mondo delle tenebre, tra criminali e storie nere, scommettere su un sentimento così complesso come l’amore è stata davvero una bella scoperta. Personalmente, viviamo tempi così maledettamente interessanti che mancano storie capaci di scommettere sul lato positivo del nostro essere umani.
I romanzi di Sara Magnoli prima, e Letizia Vicidomini poi, hanno la forza di raccontarci tutte le facce dell’amore, e sanno fare questa scommessa.
- Confermi che ritroveremo realismo, crescita personale ed attenzione alle fragilità anche in La terapia dei sentimenti di Letizia Vicidomini?
Il romanzo di Letizia Vicidomini non è solo questo: Letizia è riuscita a narrare le infinite sfaccettature dell’animo umano, senza mentire ai suoi personaggi e ai suoi lettori.
C’è l’amore che guarisce e quello che ferisce.
C’è l’amore ritrovato e quello che si scopre non esserci mai stato.
C’è anche l’amore che ha il coraggio di lasciare andare ciò che si ama, e quello che per paura arriva al gesto estremo. È come se La terapia dei sentimenti volesse ricordarci che al mondo non esiste solo un modo di amare, ma che nonostante tutto questo resta l’unico sentimento in grado di salvarci tutti.
- Qual è la sfida più grande per un editore che decide di pubblicare romance oggi in Italia?
La sfida più grande è quella di sconfiggere i pregiudizi.
Della critica, che declassa il romance ad una sola delle sue declinazioni e al principio che sia frivolo parlar d’amore.
E dei lettori che, alle volte, si affidano più alle etichette di un mercato asettico, che alle storie racchiuse nelle pagine di ogni libro.
Personalmente sogno una società in cui anche agli uomini sia insegnato a parlar d’amore senza necessariamente farlo diventare un argomento triviale, da spogliatoio.
Quello non è amore: è solo la declinazione tossica di una società patriarcale malata e sconnessa dalla realtà.
Intervista al curatore della collana Amanti
- Ciao Roberto, sei giornalista e scrittore di noir – e sei già stato ospite di sololibri.live con i tuoi romanzi “Almeno non questa notte” e “Non esiste alcun destino” entrambi pubblicati da Todaro Editore.
In quanto curatore della collana Amanti – iDobloni Editore, vuoi spiegarci qual è il filo rosso che unisce le storie da te finora scelte per questa collana??
Perché hai scelto La terapia dei sentimenti di Letizia Vicidomini come secondo titolo della collana, cosa ti ha colpito in questo romanzo?
La collana Amanti iDobloni nasce con un intento ben preciso. Quello di parlare di sentimenti, cercando però di non banalizzarli mai.
Il filo rosso che unisce il primo romanzo Papavero rosso di Sara Magnoli a La terapia dei sentimenti di Letizia Vincidomini è proprio questo: sono romanzi che possono tranquillamente essere catalogati come narrativa, dove i sentimenti non si nascondono, ma neppure grondano di luoghi comuni.
Le persone, le loro storie, il loro vissuto vengono prima del binomio classico - e un po’ scontato - “cuore e amore”.
E poi la grande sfida è che le due scrittrici non si possono certo catalogare come autrici romance.
Nel caso di Letizia, la scelta è ricaduta sul suo romanzo perché ritroviamo una storia che ha perfino sfumature noiristiche e drammatiche, anche se la leggerezza di fondo sostiene sempre la trama.
Letizia sa scrivere, e non lo scopro di certo io, ma con questo romanzo l’ha dimostrato una volta di più, uscendo se vogliamo dalla sua confort zone.
- Sono curiosa di sapere come si svolge il prezioso lavoro del curatore di una collana, e quali caratteristiche tu cerchi in un manoscritto per decidere di pubblicarlo in Amanti - in cui si racconta l’amore declinato nelle fragilità e nella ricerca di sé?
Per quanto riguarda il mio lavoro di curatore, devo subito dire che non c’è niente di più spiacevole quanto il dover rifiutare un romanzo.
Questo non significa che non sia valido, più semplicemente che non rientra nei canoni che cerco, e che cerchiamo, come casa editrice. Il click che scatta quando decido di sottoporre a Mariana un romanzo che ho selezionato è semplice: pur rispettando certi canoni del genere, non deve essere scontato.
Il lieto fine è ammesso, per carità siamo sempre nell’ambito di un romance - ma la tensione narrativa è fondamentale, oserei dire più importante.
Il lettore non deve vivere la storia di una principessa o di un principe, bensì quella di persone comuni che si trovano proiettate nella realtà di tutti i giorni, e solitamente sappiamo non essere rose e fiori.
Il mondo letterario è pieno di Bridget Jones, più o meno riuscite. Ecco a noi non interessa questo genere di romanzo.
Intervista all’autrice Letizia Vicidomini
- Buongiorno a Letizia Vicidomini - è un piacere conoscerti oggi.
Sei scrittrice affermata di romanzi gialli e noir, ora ci proponi un romance: cosa ti ha spinto a cimentarti in questo differente genere letterario e quali sono le principali diversità o somiglianze (se presenti) fra la tensione di una trama romance e di una noir.
Inoltre, partendo dal titolo del tuo romance ti chiedo quali sono le ferite che vengono curate in La terapia dei sentimenti.Verifica disponibilità su Amazon in corso...Ben trovata, Federica, e grazie per l’ospitalità di Sololibri! Questo romanzo rappresenta per me una sorta di meraviglioso spartiacque, un nuovo ciclo ci scrittura che però si ricongiunge agli esordi.
Vent’anni fa, infatti, la mia prima pubblicazione fu una storia d’amore che attraversava il tempo rimanendo uguale a se stessa per la forza di un sentimento immortale.
Nella memoria del cuore parlava di un legame nato nel 1799, ai tempi della rivoluzione che infiammava Parigi e poi la stessa Napoli, vissuto con la stessa potenza di allora ai giorni nostri.
Da quel piccolo libro ho tratto un insegnamento: non esistono colori definitivi per le storie: una vicenda nera può contenere amore e passione, sentimenti e relazioni che, una volta corrotti, generano odio, violenza e dolore.
Allo stesso modo una cornice romance – come quella de La terapia dei sentimenti – riesce agevolmente a racchiudere un caleidoscopio di emozioni differenti, tematiche profonde e reali, dinamiche facilmente assimilabili alla narrazione noir.
Sebbene sia differente dalla mia produzione precedente, anche questo romanzo si svolge secondo un imperativo che mi guida sempre: travolgere il lettore, prenderlo per mano e farlo correre con me.
Una corsa a tratti spensierata, altre volte disperata e folle, in ogni caso coinvolgente e vera, come la vita che viviamo ogni giorno.
La protagonista di questa storia è uguale a ognuno di noi, è medico e paziente, malattia e cura, punizione e consolazione. Maria Cristina prova sempre a fornire ai suoi pazienti la chiave con la quale accedere al luogo più intimo di sé, dove sono nascoste domande e paure, ma si coltivano anche desideri.
Per curare le ferite del cuore e dell’anima, infine, la mia dottoressa regala un consiglio fondamentale: per salvarsi bisogna innanzitutto imparare a ridere di sé e dei propri fantasmi.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: “La terapia dei sentimenti”: perché il nuovo libro di iDobloni rompe i pregiudizi sul romance
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