Pensavo che Zarathustra appartenesse soltanto a noi persiani. Poi scoprii che appartiene a tutti.
È forse questa la frase che meglio ci permette di entrare in Parla Zarathustra, il nuovo libro di Kader Abdolah pubblicato in Italia da Iperborea (2026, trad. di Elisabetta Svaluto Moreolo e Claudia Cozzi) e presentato a Pordenonelegge 2026.
Nato in Iran e costretto all’esilio, Abdolah vive da molti anni nei Paesi Bassi. Autore di La casa della moschea e Scrittura cuneiforme, negli ultimi anni ha rivolto il proprio lavoro verso figure e testi della tradizione persiana e mediorientale. Dopo Rumi e il Corano, questa volta torna ancora più indietro, verso Zarathustra.
Zarathustra e le origini iraniane
Ha spiegato durante l’incontro stampa:
Per un persiano, Zarathustra appartiene quasi naturalmente alle proprie origini. Nel mio Paese un giovane, un adulto, un padre, chiunque si identifica con questa presenza di Zarathustra. Eppure, nonostante tale onnipresenza, a un certo punto mi sono reso conto che non sapevo quasi nulla di lui.
Fin da bambini, racconta, gli iraniani crescono ascoltando tre indicazioni semplicissime: "pensa bene, parla bene, fai il bene". Prima la madre, poi la scuola e infine la vita adulta continuano a ripetere quel principio, tanto familiare da diventare quasi invisibile. Ed è da qui che nasce la domanda: chi era davvero Zarathustra?
Le notizie storiche sul profeta sono frammentarie e persino la sua collocazione cronologica rimane incerta. Abdolah entra in questo spazio di indeterminatezza e lo trasforma in materia narrativa, intrecciando mito, tradizioni persiane, spiritualità e letteratura. Ma la ricerca smette presto di essere soltanto una ricerca su Zarathustra.
Quando fuggii dal mio Paese, qualcosa cambiò. Incontrai i cristiani e il cristianesimo, e cominciai a domandarmi: chi sono io? Iniziai a cercare, a studiare, a interrogarmi. Cercavo me stesso, ma finii per trovare l’altro, per trovare te.
Identità, religioni, antenati: Abdolah alla ricerca di sé
È qui che si trova una delle chiavi più profonde del libro: cercando il profeta persiano, Abdolah scopre che le identità non sono compartimenti chiusi, ma il risultato di un viaggio molto più antico. La sua ricerca lo conduce fino alle popolazioni indoeuropee, che nella ricostruzione proposta nel libro condividevano culture, lingue, miti e tradizioni prima di separarsi verso territori differenti.
È un libro sui miei lontanissimi antenati e sui vostri lontanissimi antenati. Se volete sapere chi siete davvero, dovete guardare indietro, nel passato più remoto.
Zarathustra smette così di essere esclusivamente una figura persiana per diventare parte di una ricerca sulle origini comuni.
Inevitabile il confronto con Così parlò Zarathustra di Friedrich Nietzsche. Abdolah distingue però nettamente il proprio percorso:
Nel libro di Nietzsche, a parte il titolo, c’è in realtà ben poco della figura storica di Zarathustra. Nietzsche usa Zarathustra come un megafono per dare voce ai propri pensieri.
Se Nietzsche fa parlare Zarathustra per esprimere se stesso, Abdolah compie quasi il percorso contrario: torna indietro, prima del personaggio filosofico, per chiedersi chi potesse essere l’uomo che lo aveva preceduto. Da qui il passaggio alla religione, vista non tanto come sistema istituzionale quanto come esperienza umana. Di fronte alle chiese occidentali sempre più vuote, Abdolah non considera scomparsa la dimensione spirituale, ma trasformata.
Il tempio è dentro di me, non là fuori. La fede in Dio, o in qualcosa che lo rappresenti, non è mai scomparsa. È dentro di noi e vi resterà finché esisterà l’umanità.
Anche nel rapporto tra antica cultura persiana e Islam vede una continuità sotterranea: secondo la sua lettura, elementi della tradizione precedente sarebbero sopravvissuti nella nuova identità religiosa, fino a porre "l’anima di Zarathustra" dentro l’Islam.
È proprio questa capacità delle idee di attraversare il tempo, le religioni e le culture a riportare al cuore del libro: la ricerca dell’identità. Il sottotitolo italiano di Parla Zarathustra lo sintetizza in tre semplici domande: chi sei, cosa sei e perché sei in questo mondo? Domande che, pagina dopo pagina, finiscono per passare dall’autore al lettore. Cercando Zarathustra, lo scrittore interroga la propria identità di persiano, esule e scrittore; ma tornando alle proprie origini scopre che quelle radici non appartengono soltanto alla Persia e finiscono per incontrare quelle degli altri.
Una ricerca che, per Abdolah, non sembra fermarsi a Zarathustra. Prima di congedarsi dalla stampa anticipa infatti di stare terminando un nuovo libro dedicato a Gesù, proseguendo così il suo viaggio attraverso le grandi figure spirituali e le domande che continuano a porre all’uomo contemporaneo.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Zarathustra e le origini dell’identità nel nuovo libro di Kader Abdolah
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