Ci sono libri che più li leggi, più ci trovi particolari estetici che ti erano sfuggiti. Se Antonella Lattanzi ha lasciato Bari per vivere a Roma anni fa e più, è proprio per trovare se i suoi sogni combaciavano con la realtà. Ha sempre speso molto per leggere libri di carta, non avendo nessuna voglia di imparare a usare il Kindle. Una forma di resistenza, perché gli ebook si capiscono subito. E questo romanzo-saggio che ha come titolo Emma, Flaubert e altre ossessioni (HarperCollins, 2024) ci dice dove la Lattanzi vuole arrivare: nel cuore dello scorbutico, pessimista Flaubert, che ha creato un capolavoro come Madame Bovary.
Lei lo ha letto un sacco di volte e in ogni lettura ha trovato qualcosa di nuovo, perché la caratteristica di questo capolavoro di Flaubert è nei silenzi tra una parola e un’altra, nello stile che si attaglia alla perfezione nei cambiamenti di tono, di trame scure che anticipano la fine. Lattanzi scrive:
Credo che a chiunque legga Madame Bovary a un certo punto verrà in mente la parola sinfonia o altri termini simili. Perché Flaubert scrive la realtà e dentro la realtà ci sono il tangibile e l’intangibile, c’è ciò che si vede e ciò che non si vede.
Anche i lettori sembrano cercare un pentimento, una Emma che trova il divino, ma niente. Lei è costretta a essere un desiderio senza pace e l’autrice lo scrive che senza tutti questi piani di lettura, di parole scelte da un Flaubert insonne e scontento, la Bovary sarebbe stata una donna frivola, che metteva le corna al marito con uomini fatui e affascinanti, che a un certo non ha più soldi e nessuno le fa credito e tanto vale morire. Un romanzetto d’appendice, di quelli che leggeva anche lei. Uno che non sapeva se amare questo libro o buttarlo in un angolo fu Henry James, l’americano che visse perlopiù in Europa, anche lui difficile definirlo solo scrittore, basti pensare a Giro di vite e Ritratto di signora, entrambi capolavori.
Lattanzi scrive:
Flaubert è un uomo molto complesso che scherzando ho classificato come simpatico o antipatico, ma che - ha ragione Henry James - si maledice continuamente, mentre scrive. Poi si esalta, anche. Ma per la maggior parte del tempo, soffre. Rimane settimane su una pagina, a cercare la parola giusta che gli sfugge. Non si accontenta mai. Deve trovarla. E la trova, sempre. In Madame Bovary la trova sempre.
Gustave Flaubert scrisse questo libro, portato in questura per oscenità, ma poi rimesso nelle librerie, perché era un uomo timido, a volte triviale e in questi frangenti andava in case particolari, ma non ebbe una relazione, un amore platonico, una fidanzata, una moglie, una famiglia. Ebbe rapporti epistolari e alcune signore le conobbe, ma sempre in modo sforzato, quasi come fastidio. E strano a dirsi divenne immortale per una donna che non avrebbe mai frequentato. Le altre ossessioni della Lattanzi sono ridurre un libro pieno di sottolineature fino a buttarlo, salvando le note private, e a chiudere qualche ricordo di studentessa. L’odio e poi l’amore per lo scrittore Malcolm Lowry di Sotto al vulcano. Tutte poche righe, al centro c’è sempre lei, Emma Bovary.
- Autore: Antonella Lattanzi
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: HarperCollins
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Capire il cuore altrui. Emma, Flaubert e altre ossessioni
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