Non c’è solo in ballo la giustizia per la ragazza assassinata, ma anche la vita di un innocente che rischia di pagare per un delitto che non ha commesso.
Todaro Editore ha in questi giorni pubblicato Di rose e di lucciole. Una nuova indagine per il commissario Villata, secondo giallo della serie ideata da Marco Badini, ambientato nell’autunno del 1933 e con protagonista Fulvio Villata, il commissario soprannominato il Mastino di Brescia.
Nelle acque del fossato del Castello di Padernello, in provincia di Brescia, viene rinvenuto il cadavere della sedicenne Albina Foresti; l’indagine viene affidata al commissario Villata ed al suo fidato agente di supporto Amilcare Ferri. Mentre viene in quattro e quattr’otto trovato un colpevole nonché capro espiatorio in Umberto Rabotti - un giovane considerato “lo scemo del villaggio” –, il commissario procede con la propria indagine non convinto delle responsabilità del povero Umberto; ma ad ogni interrogatorio e pista da seguire vengono al Mastino messi i bastoni fra le ruote da persone del Regime, che lo ostacolano e cercano di imporre la propria autorità. Il Mastino, del resto, mastino non sarebbe se si fermasse di fronte alle minacce: chi già avesse letto il precedente romanzo con il medesimo protagonista (L’ombra sul colosso, Todaro 2022) saprebbe che Villata non teme le intimidazioni degli uomini del Regime, né si ferma davanti alle pericolose intimidazioni fasciste. “Costi quello che costi, il Mastino non mollerà l’osso”.
Fulvio Villata è un uomo solo, rigoroso, concentrato (gli scacchi sono la sua passione) e ha accanto il sostegno dell’agente Ferri, il cui supporto nelle indagini è fondamentale. Facilmente ci si affeziona all’uno e all’altro – così come a Umberto Rabotti che “non è cattivo, non ha mai fatto male a una mosca”: è troppo facile accusare “lo scemo del villaggio" che non è in grado di difendersi! Umberto è un gigante buono, “un pezzo di marcantonio da fare impressione” con “la forza di un toro, ma non la userebbe mai per fare del male”; il lettore scopre nel suo sguardo vacuo e nel trasognato stupore che contraddistingue il suo sorriso la profonda bontà che Villata intende difendere, non accontentandosi della repentina soluzione del caso, che in paese tutti sembrano accettare di buon grado.
“Non c’è uno straccio di prova” che Albina sia stata uccisa da Umberto; “il parafulmine perfetto su cui scaricare la rabbia popolare”, generata da un delitto ignobile. Il lettore leggerà delle accuse rivolte ad Umberto, ma al contempo seguirà le piste tracciate da Villata in una indagine effettivamente parecchio complessa e “dannatamente ingarbugliata”.
Marco Badini conduce il lettore passo passo nell’inchiesta, mettendo in bocca al suo protagonista sagaci metafore tratte dal gioco degli scacchi, che rendono ragione della perspicacia ed astuzia di Villata. L’autore utilizza per la maggior parte della trama il discorso diretto, vivacizzandola nei simpatici scambi di battute fra Fulvio ed Amilcare, e inoltre descrive in brani minuziosi l’ambientazione della Bassa Bresciana, il Castello di Padernello ed i suoi abitanti:
Certo che la Bassa ha una sua bellezza [...] mi piace poter guardare lontano, in città non si può [...] qui si riesce a vedere la linea dell’orizzonte.
I tanti riferimenti storici alla causa fascista, oltre alla trama intricata, sono l’elemento chiave di Di rose e di lucciole: i primi rarissimi telefoni pubblici e gli apparecchi della STIPEL, le ricette gastronomiche (mai migliori dei piatti della signora Ferri!), Tazio Nuvolari e la storica competizione Mille Miglia (nata proprio a Brescia in quegli anni) e in particolare le intrusioni da parte del Regime nell’inchiesta di Villata regalano un giallo storico e un affresco dell’epoca fascista molto avvincente. La Milizia Volontaria per la Sicurezza Nazionale, il capomanipolo della milizia fascista, il camerata e la causa politica a cui alcuni personaggi inneggiano fanno respirare al lettore l’atmosfera del 1933 in un giallo che si muove tra ricatti, segreti intimi e l’intenzione malvagia di sacrificare un innocente.
La prosa ritmata di Marco Badini restituisce un giallo fortemente radicato nel territorio lombardo; l’autore, classe 1976, vive tra Brescia e la Lituania.
- Autore: Marco Badini
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Di rose e di lucciole. Una nuova indagine per il commissario Villata
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