Male d’autore di Vieri Tommasi Candidi (Voland, 2026) è uno di quei romanzi plumbei, spietati, senza remore e senza pietà. E non perché sia un thriller anomalo che gravita attorno alla trama di un thriller efferato, quanto perché nel suo immergersi tra male bolge interiori e relazionali, altro non trova che dolore e foschie. Detta in altro modo: Male d’autore non risparmia il lettore, libero (?) di scegliere a chi dar retta tra la ridda di personaggi intrinseci al male e al male di vivere. A cominciare dal protagonista: autore e marito frustrato, con nugoli di fantasmi ontologici-deontologici con cui fare i conti. Il romanzo procede dunque assecondando il doppio binario del racconto intimista e quello giallo, ma è nel primo ambito che, se possibile, dà il meglio di sé. Assecondando un dilemma niente male quanto a problematicità. Parafraso: essere un criminale è sempre meglio che essere nessuno?
La trama sfiora l’apparente grottesco. Si incentra infatti attorno alle ambasce di David Alderighi - scrittore di esigua fortuna commerciale - che, nel tentativo di rivitalizzare la sua carriera, accetta una posta ai confini della legalità: firmare un thriller efferato - a detta di molti persino “demoniaco” - pervenuto anonimo a un’autorevole casa editrice, e da essa accettato come capolavoro. Il romanzo in effetti viene pubblicato, mantenendo in pieno le premesse: Ombre lo intitola Alderighi, e diventa in un fiat un “caso” editoriale senza precedenti. Con ciò che ne consegue per l’autore (presunto) in termini canonici di denaro-donne-successo.
Ma non di sola gloria vive David Alderighi, data la sindrome dell’impostore che lo attanaglia, al di là della pirandelliana recita ufficiale cui si presta. Continuano cioè a molestarlo pensieri avvoltoi (la moglie lo ha lasciato per un altro; il rapporto non sempre agevole con il figlio pre-adolescente; le relazioni femminili mai del tutto appaganti - tranne, forse, in un solo caso; i non pochi ripensamenti in merito a un successo ottenuto grazie a un romanzo non suo). Insomma: qualcosa rode da dentro la serenità dello scrittore, e le cose non possono che peggiorare dal momento in cui il vero inventore del romanzo si palesa in modo misterioso, coinvolgendolo in un ambiguo gioco psicologico, disseminato da indizi sulla propria famiglia, la genesi del romanzo e della cattiveria di cui esso è disseminato. Tenetelo a mente: la natura thriller di Male d’autore è in special modo di tipo interiore, ma alimentata sottotraccia da ulteriori ferocie, prime fra tutte quelle tipicizzanti il barnum degli ambienti editoriali-letterari-mediatici in cui agisce il protagonista. Fattori concorrenti alla stoltezza di un’opinione pubblica, talmente disabituata alla verità da rifiutarla persino nel suo essere dichiarata. Attraverso il flusso di coscienza che caratterizza il torrido racconto di David, Vieri Tommasi Candidi riflette insomma anche sul potere condizionante della finzione letteraria, in grado di incidere sulla realtà stessa. Nessuno è davvero innocente in questo coacervo di colpe sfumate ma non certo meno terribili. Ho detto già troppo, poiché il romanzo va affrontato senza paracadute, succeda al lettore quel che deve succedergli al cospetto dell’anti-convenzionalità della forma e della sostanza, esistenziale e implacabile, che segnano le pagine.
Segue un estratto soffice, rivelatore di un valore aggiunto sottaciuto sin qui: Male d’autore è capace di mordere a sangue ma di stillare, se vuole, altrettanta poesia.
Faccio una doccia, e la sua femminilità non provocante, non artefatta, mi fissava, come sentisse che avrei potuto fuggire non appena si fosse allontanata da me, faccio una doccia perché sono stanca e sudata di pub, voleva dire, perché ho bisogno di lavarmi via il tempo della testa china, dei sorrisi forzati, della cortesia retribuita, il tempo della cameriera, perché voglio lavarmi via le loro voci, le loro pretese, le loro attenzioni, le loro insicurezze che li spingono dentro come mandrie di bovini, ma tu rimani, per favore, tu che negli occhi bruci un inferno, tu che qualche mese fa hai appena sfiorato la mia vita nella finzione d’un pub, e che stasera sei riapparso col tuo bel romanzo pubblicato, eccolo, hai detto, autografato per te, te l’avevo promesso, e me l’hai porto come un orrore di cui ti volessi disfare ma ti dispiacesse, passandomelo, ferirmi, "Ombre", si intitola, certo, ombre, come me, come te, come tutti.
- Autore: Vieri Tommasi Candidi
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Voland
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Male d’autore
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