Non è facile ricordare il passato senza renderlo falso. Mi ricordo che il 19 maggio 1986 ero a lezione di Letteratura italiana 2 all’Università Cattolica del Sacro Cuore e il professor Scarpati annunciò a noi studenti la morte del professor Lazzati, avvenuta il giorno prima. Lo conoscevo solo di fama, ma la sua figura era importante all’Università, essendone stato rettore. Il 18 maggio 2026 al Salone del Libri, allo stand della casa editrice In Dialogo, comprai l’opera Giuseppe Lazzati. Testimone e maestro. Eredità e profezia di un laico secondo il Vangelo a cura di Gianni Borsa e Luciano Caimi (2026). Il libro ripercorre il cammino del professor Lazzati, dai primi anni di vita all’incontro con Dio che lo condusse a trovare la sua vocazione di uomo e studioso, ma anche di educatore.
Laico di formazione cattolica, sostenne un’educazione integrale nella quale i giovani fossero formati come persone oltre che come studenti di varie discipline. Questo non vuol mettere in discussione i suoi meriti di studioso di letteratura cristiana, anzi i suoi contributi su Tertulliano e altri furono notevoli e contribuirono alla materia che da allora si emancipò dall’etichetta di letteratura antica di autori cristiani.
Caimi, professore di pedagogia, insiste sul ruolo di Lazzati come pedagogista di un’educazione esigente tanto da essere impraticabile al giorno d’oggi. Ma, secondo Lazzati, o si è cristiani o non lo si è. Il cristiano deve essere testimone in qualunque tempo della sua fede, senza dimenticare il dialogo con le altre culture (e non è cosa da poco, visti i tempi in cui viviamo),
Gianni Borsa mette in rilievo anche la capacità organizzativa di Lazzati nei riguardi dell’Azione Cattolica, di cui divenne dirigente e che in parte riformò sulle indicazioni del Concilio Vaticano Secondo, che vide e auspicò una maggiore partecipazione dei laici alla vita ecclesiale.
D’altro canto Lazzati, pur rispettando il clero, fu sempre un laico "in piedi", pronto all’obbedienza ma in modo maturo e consapevole, considerando che la Chiesa è fatta di uomini, con le loro forze e limiti, e quindi ogni tanto è necessario un sano rimprovero. Ma non è tutto. Nel libro viene messa in rilievo la sua opera di rettore dell’Università Cattolica dal 1968 al 1983, in un periodo di grandi trasformazioni per l’università in Italia. Rappresentò un esempio per i docenti, ma anche per gli studenti che considerava depositari del futuro e che lo amarono come un genitore.
La sua vita personale fu limpida, prova di ombre; subì dure prove che culminarono nella prigionia in un campo di concentramento per essersi rifiutato, lui ufficiale degli Alpini, di prestare giuramento alla Repubblica di Salò. Ne uscì debilitato, ma non domato. Dopo la guerra fu ispiratore della Costituzione e fece parte nell’ambito della DC della corrente dei professori insieme a Dossetti e altri, personaggi attenti a un dialogo con le culture non religiose del secondo dopoguerra che avrebbero portato a una secolarizzazione della società italiana. Si batté in questo senso per un rilancio della cultura cattolica anche sul piano culturale in modo tale da essere protagonista di un mondo in evoluzione. E lo si poteva fare con la formazione, lo studio e la testimonianza. E su questo noi possiamo dirci eredi del suo magistero di intellettuale e della sua capacità operosa (tipicamente lombarda, lasciatemelo dire) di amare il prossimo senza misticismi o spiritualismi che non erano nel suo carattere.
- Autori: Gianni Borsa e Luciano Caimi (a cura di)
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Giuseppe Lazzati. Testimone e maestro
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