Katia Bernacci scrive di divinità femminili, ne sa di storia della stregoneria e un po’ strega è anche lei, senza offesa, ricercatrice di medicina alternativa com’è, oltre che giornalista e saggista. Nel libro più recente, E poi furono streghe. Dalla dea Madre alla Malefica (Yume Edizioni, Torino, dicembre 2024, 224 pagine, con qualche illustrazione in bianconero nel testo), compie un percorso arioso e ricco di contenuti, dall’alba dei tempi e degli ominidi alla versione più moderna dell’ambiguità femminile tra il bene e il male, la Fata del male. Che poi è l’antagonista di Biancaneve nel film Disney e più di recente la protagonista dell’Hollywoodiano “Maleficent” (2014), con Angelina Jolie a darne il volto, non sono un personaggio né decisamente malvagio, né positivo a tutta prova.
Si noti lo STREGHE in maiuscolo nel titolo sulla copertina, a evidenziare l’oggetto del saggio, che interpreta le
origini e trasformazioni
della figura della strega nel corso della storia, tra immaginario collettivo, persecuzione e nuove scoperte.
Katia un po’ dea un po’ strega? Si continua a scherzare, naturalmente, per quanto l’autrice viva a Torino, capitale esoterica d’Italia. Se alla città sabauda si addice il mistero, a Bernacci garba tutto quello che riguarda una materia antica quanto l’uomo e la donna sulla terra. Indaga sulle oscurità nella storia e non solo, e ha collaborato all’edizione Yume 2023 del Malleus maleficarum, il Martello delle streghe, il libro dei libri sulla stregoneria.
In genere, siamo abituati a un netto distinguo tra fate buone e fate cattive. La letteratura, il cinema e prima ancora il mito e le favole ne hanno scolpiti tanti nell’immaginario collettivo. Valga come unico esempio la malvagia e nasuta strega dell’Est opposta nel Mago di Oz alla buona strega del Sud. Katia Bernacci unifica le une alle altre, spiegando con ampi e colti argomenti multidisciplinari che la contrapposizione è stata creata artificialmente, per ragioni di osservanza religiosa. È avvenuto dopo millenni di antico culto delle divinità femminili, benevole perché maternali, connesse alla natura e alla fertilità e quindi propizie. Ed è stato un portato dell’accanimento misogino della religione cristiana contro la femminilità. Quelle stesse dee, depositarie di conoscenze ancestrali, sono state trasformate nel primo Medioevo nelle perfide fattucchiere, coacervo di ogni male, in combutta col diavolo.
Bernacci guida tutti in un viaggio di ricerca che parte dai primordi, quando i proto uomini hanno cominciato a venerare divinità femminili, rappresentate rozzamente, con seni enormi e fianchi larghi, simbolo di fecondità. Nel Neolitico, la devozione prende nuove forme, s’indirizza verso una Dea Madre, creatrice e protettrice della vita e della natura. Non basta, però, perché i cicli naturali sono complessi, ci sono anche la morte, la caccia, la terra, le malattie. Poi, ci sarà anche il raccolto. Nascono le Grandi Madri, ciascuna specializzata in una protezione specifica, chiamate con nomi diversi da tribù e popoli differenti. Il pantheon femminile subisce una forte retrocessione con l’arrivo in Europa di civiltà a carattere patriarcale, e molte retrocedono a mere accompagnatrici di divinità maschili, ma conservano la tutela degli stessi elementi: la fertilità, la natura, la vita e la morte.
Passano i secoli e la venerazione della divinità femminile continua, ramificata nelle dee, nelle incantatrici, nelle ninfe e le loro discendenti, prima le fate poi le maghe delle saghe medievali. Le celebrazioni assumono carattere a volte pubblico altre misterico, ma continuano a rendere omaggio alla natura e suoi cicli, per propiziare tutte le attività umane. Con l’espansione del Cristianesimo e la soppressione dei culti pagani, quello delle dee sopravvive “in forma sincretica”, a volte irriconoscibile, sostituito da celebrazioni (il Natale, la Pasqua) o da figure come i santi o i martiri. Nel Medioevo, produce un forte cambiamento l’esigenza di proibire i culti pagani, che la popolazione continuava a praticare. Si stabilisce che il problema principale è incarnato nella donna: levatrice, perché può dare e togliere la vita, ed herbaria, perché sa usare le erbe per guarire o anche per lanciare maledizioni. La magia, tollerata dai popoli antichi - che la distinguevano in naturale e demoniaca - viene demonizzata come stregoneria e le donne, preposte nell’antichità ai culti femminili, diventano streghe. Comincia la “caccia”, che tra il XV e il XVII secolo fu vera e propria persecuzione. Katia ha esaminato gli atti dei processi alle streghe (spesso donne ai margini della società), indagando sugli elementi d’accusa: volo notturno, uccisione di bambini, sabba. Dal 1300, entra nei dibattimenti la figura del diavolo, spartiacque tra il mondo di prima, dove ancora i culti pagani erano sopravvissuti, bene o male, e il successivo, in cui la stregoneria diventa eresia e come tale va eradicata.
Secondo l’autrice, a creare forme d’odio e paure collettive, che hanno portato alla strage di chiunque avesse a che fare con la magia vera o presunta, non è stato tanto il potere ecclesiastico, quanto gli eventi: crisi economiche, guerre continue, invasioni, grandi epidemie, carestie. Se le dee non potevano essere scalzate, perché troppe, dai tanti nomi e in tanti luoghi, si tentò ancora una volta di modificarle, facendole diventare le malefiche, le emissarie del demonio, detentrici del male universale.
A lungo, il popolo ha osservato i rituali ereditati dei genitori. Atti semplici, come portare un fiore davanti alla grotta della grande Madre basca o danzare la notte di san Giovanni alla luce della luna/Diana, finchè divenne troppo pericoloso perfino pensare di farlo: l’Inquisizione aveva occhi ovunque e anche una parola detta alla vicina di casa poteva risultare fatale.
- Autore: Katia Bernacci
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788854942417
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: E poi furono streghe. Dalla dea Madre alla Malefica
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