Sara Notaristefano, autrice tarantina classe 1980, torna alla narrativa con La città dalle finestre chiuse, pubblicato nel 2026 da Les Flâneurs Edizioni. Insegnante di Lettere nelle scuole superiori, dopo aver vissuto per molti anni a Merano è rientrata nella sua città natale, una realtà che conosce profondamente e che in questo romanzo assume un ruolo tutt’altro che marginale. Dopo La composizione del grigio (2021) e I nomi di Melba (2022), romanzo premiato con il Premio Siderno e il Premio Fortuna Città di Bari, Notaristefano torna ad ambientare la propria narrazione a Taranto, città che nel libro assume un ruolo centrale accanto ai personaggi.
Gabriella Santoro ha quasi quattordici anni quando decide di salire al nono piano di un palazzo di fronte alla scuola e gettarsi nel vuoto. Era una ragazza intelligente, curiosa, sensibile, dotata di una maturità che spesso la faceva sentire diversa dai suoi coetanei. La sua improvvisa e prematura scomparsa sconvolge una famiglia, una scuola e un’intera comunità. Da quel momento, il romanzo abbandona qualsiasi logica investigativa tradizionale per concentrarsi sulle conseguenze di una tragedia che lascia dietro di sé interrogativi, sensi di colpa e tentativi di comprensione.
La domanda che attraversa il romanzo non è tanto cosa sia accaduto, quanto come sia possibile continuare a vivere dopo ciò che è accaduto. Sara Notaristefano sembra interessata soprattutto a osservare ciò che accade quando le certezze si incrinano. I genitori di Gabriella, Aldo e Marianna, si trovano costretti a ripercorrere ricordi, dialoghi, abitudini e momenti apparentemente insignificanti nel tentativo di attribuire un senso a ciò che è accaduto. Lo stesso fanno gli insegnanti, i compagni di scuola e tutte le persone che, in misura diversa, hanno incrociato il cammino della ragazza.
Eppure, La città dalle finestre chiuse evita accuratamente la ricerca di un colpevole. Non emerge mai la volontà di trasformare un singolo episodio nella chiave interpretativa dell’intera vicenda. Le difficoltà relazionali, il rapporto con i coetanei, il contesto scolastico e familiare emergono come elementi di un quadro complesso che resiste alle letture semplicistiche. In questo senso, l’opera di Notaristefano si distingue da molte narrazioni contemporanee che tendono a individuare una causa precisa per ogni evento, come se ogni dolore potesse essere ricondotto a una formula facilmente comprensibile.
Il mondo adulto viene rappresentato senza giudizio: genitori, docenti e figure istituzionali sono descritti nella loro umanità, con i loro limiti e le loro convinzioni. Nessuno appare completamente nel giusto o completamente nel torto; semmai, tutti cercano di interpretare gli eventi attraverso la propria esperienza, spesso scoprendo quanto sia difficile comprendere davvero le persone che si amano. Anche la scuola viene raccontata con equilibrio: non è il luogo della salvezza né quello della condanna, ma uno spazio abitato da individui diversi, capaci di empatia, attenzione, fragilità e talvolta incomprensioni. Le dinamiche scolastiche diventano così il punto di partenza per una riflessione più ampia sul rapporto tra adolescenti e adulti, tra ciò che viene espresso e ciò che rimane nascosto.
Gabriella occupa il centro della storia senza diventare mai un simbolo. È brillante ma non perfetta, sensibile ma non idealizzata, capace di osservare il mondo con una lucidità che spesso la porta a sentirsi distante dagli altri. Il lettore la conosce attraverso gli sguardi di chi le è stato vicino, senza che la sua figura venga mai ridotta a un simbolo o a una funzione narrativa.
Accanto ai personaggi si muove una presenza costante: Taranto. La città non è un semplice scenario ma una realtà viva che condiziona pensieri, dialoghi e prospettive. Il mare, i quartieri, le strade, le ciminiere dell’acciaieria e le tensioni che attraversano il territorio entrano nella narrazione in modo naturale, senza mai assumere la forma di una descrizione turistica o sociologica. La Taranto raccontata da Notaristefano è una città complessa, sospesa tra orgoglio e disillusione, tra bellezza e ferite ancora aperte. Le questioni ambientali, il rapporto con l’industria e il senso di appartenenza a un territorio tanto amato quanto discusso contribuiscono a definire il contesto in cui i personaggi vivono e si confrontano. Anche la sensibilità di Gabriella si sviluppa attraverso questo dialogo continuo con la realtà che la circonda, rendendo la città una componente essenziale della sua identità.
La molteplicità degli sguardi è presente anche nella costruzione narrativa. Notaristefano rinuncia a un narratore unico e affida il racconto a una pluralità di punti di vista. Genitori, insegnanti, studenti, giornalisti e figure secondarie osservano gli stessi eventi da prospettive differenti, spesso incompatibili tra loro. Il risultato è una narrazione corale che evita interpretazioni univoche e restituisce al lettore la complessità della vicenda. Anche Gabriella emerge attraverso questo mosaico di sguardi: nessuno la conosce completamente e nessuna testimonianza riesce a esaurire il significato della sua presenza.
La scrittura di Sara Notaristefano mantiene un tono misurato e controllato per tutta la durata del romanzo. L’autrice evita la retorica, rinuncia agli eccessi emotivi e lascia che siano i personaggi, i silenzi e le situazioni a generare coinvolgimento. I momenti più intensi nascono spesso da ciò che resta sottinteso, dalle parole non pronunciate e dalle distanze che si creano tra ciò che si prova e ciò che si riesce a comunicare. Il titolo stesso acquista progressivamente un significato che va oltre il riferimento geografico: le finestre chiuse richiamano la difficoltà di vedere davvero chi ci sta accanto, di comprendere ciò che gli altri vivono e di cogliere segnali che spesso diventano evidenti soltanto quando li si osserva a posteriori. È un’immagine drammatica che attraversa l’intero romanzo e che finisce per coinvolgere famiglie, scuola, istituzioni e comunità.
Nel raccontare questa vicenda, Notaristefano evita sia il sensazionalismo sia la ricerca della commozione facile. Costruisce una storia che parla di rapporti umani, di ascolto, di incomprensioni e della difficoltà di accettare che alcune domande possano restare prive di una risposta definitiva. Così, il lettore non viene accompagnato tanto verso una conclusione rasserenante quanto verso un confronto e una riflessione con la complessità delle persone e delle relazioni.
Alla fine della lettura restano molte domande. Non perché il romanzo eviti di affrontarle, ma perché riconosce che alcune esperienze umane non possono essere ridotte a una spiegazione unica. La città dalle finestre chiuse lascia al lettore proprio questo spazio di incertezza, senza forzare conclusioni rassicuranti.
- Autore: Sara Notaristefano
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata sololibri.live
Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La città dalle finestre chiuse
Lascia il tuo commento