Porta con mani di santo o soldato
l’intimità col Re, Destra divina
che è dentro di noi, nel sonno.
Così recita una parte della poesia Saluto e Augurio di Pier Paolo Pasolini, scritta in friulano nel 1972 e contenuta nella raccolta La Nuova Gioventù (1975).
Ci troviamo in un anno particolarmente di “cerniera” e di intensa sperimentazione creativa per PPP. In questo stesso anno, infatti, uscirà I racconti di Canterbury (vincitore dell’Orso d’oro a Berlino), un film tratto dai racconti omonimi del poeta inglese Geoffrey Chaucer, incentrato sulle vicende che vedono come protagonisti contadini, nobiluomini, angeli e demoni nel Medioevo londinese. Non solo: il 1972 sarà anche l’anno in cui Pasolini getterà per la prima volta in assoluto la penna sui fogli che poi costituiranno il famosissimo romanzo (rimasto incompiuto) Petrolio.
Potremmo dunque affermare che, partendo da I racconti di Canterbury (in cui Pasolini afferma ancora una volta il suo sguardo verso quel mondo arcaico da lui tanto contemplato), fino ad arrivare a Petrolio e a Empirismo eretico (una serie di testi e pensieri sulla semiologia del cinema e sulla letteratura italiana, contenente un’interessante risposta a una critica mossa da Umberto Eco riguardo appunto la sua visione di “realtà” catturata dalla macchina da presa), è per Pasolini un anno fondamentale. Vi è anche nella poesia un PPP attento ai dettagli, alle descrizioni e strettamente legato a quei “filtri” che riesce a deformare con una spiccata originalità. Un Pasolini, secondo l’intuizione di Fortini: manierista.
La “destra divina” di Pasolini usata come slogan: il senso tradito di una poesia
Rimanendo all’argomento iniziale, e cioè alla poesia Saluto e Augurio (Salût i augüri), negli ultimi giorni ha fatto scalpore la presenza, all’interno della sezione “Programma” del sito di “Futuro Nazionale”, di questi versetti estratti dalla poesia:
Porta con mani di santo o soldato
l’intimità col Re, Destra divina
che è dentro di noi, nel sonno.
La presenza timida del termine “Destra” (enfatizzata ovviamente da “divina”) è riuscita a decontestualizzare totalmente il reale significato della poesia intera che, se analizzata per intero, concede al lettore uno sguardo diametralmente opposto a quello volutamente imposto, e che vale la pena spogliare totalmente una volta per tutte per porre fine a queste costanti allegorie che di certo Pasolini non avrebbe apprezzato.
“Saluto e Augurio” di Pier Paolo Pasolini: analisi e vero significato della poesia
Ancora una volta Pasolini si muove sul mistico, travolgendo i versi verso una dimensione onirica ma ancorata alla crudeltà dei suoi tempi.
Qui l’autore si esorta a parlare con un giovane fascista di nome "Fedro" che, tuttavia, non viene mai palesato per intero. Avviene un dialogo intrattenuto attraverso l’utilizzo del dialetto friulano, gesto volutamente e politicamente intelligente che rimarca una resistenza culturale ed etica per Pasolini stesso. Vi è quindi l’autore e un giovane, un uomo profondamente infastidito dai tempi moderni e un archetipo umano riconducibile al ragazzo di quei tempi, legato ancora al sapere antico tanto da viverne con dispiacere la progressiva perdita. La figura di Fedro viene presa da Pasolini seguendo il dialogo platonico: esso incarna il giovane sapiente che cammina per le vie di Atene affascinato dal sapere e che parla insieme a Platone di verità e di amore. Si ha dunque una dicotomia netta dei ruoli: il maestro, Pasolini, che confida la verità, l’amore verso l’arcaico; e infine ovviamente Fedro stesso, simbolo incarnato della gioventù moderna.
Pasolini ce lo descrive in maniera pressoché generale e ponendo volutamente l’attenzione sui tratti che, secondo lui, caratterizzano quella generazione:
È alto, con gli occhiali, il vestito grigio, i capelli corti: quando comincia a parlarmi, penso che non sappia niente di politica e che cerchi solo di difendere il latino e il greco contro di me; non sapendo quanto io ami il latino, il greco - e i capelli corti. Lo guardo, è alto e grigio come un alpino.
"Vieni qua, vieni qua, Fedro. Ascolta. Voglio farti un discorso che sembra un testamento".
Il modo in cui Pasolini appare davanti al giovane ragazzo ricorda per certi versi quei passi biblici in cui Dio appare davanti ad Abramo nella Genesi. Non soltanto perché esortatore di un mondo lontano, di un sapere sconosciuto, ma soprattutto perché, come lui stesso scrive: "Voglio farti un discorso che sembra un testamento". Si genera tra loro una sorta di “promessa”, una profezia dettata da un profeta che da lì a qualche anno (precisamente nella notte tra il 1 e il 2 novembre 1975) verrà ucciso all’Idroscalo di Ostia.
Il rapporto che dunque si stipula tra il ragazzo e Pasolini è una dichiarazione di quelle dette sottovoce, di quelle che secondo Pasolini nessuno potrà capire se non quel ragazzo (o quei ragazzi). È ricorrente all’interno della poesia un richiamo alla realtà inconscia, al sonno e alle consapevolezze che, seppur represse, vivono dentro di noi.
Qui finalmente si può parlare di "Destra Divina" che, a contatto con l’essere, apparirebbe a Pasolini una parte sacra, misteriosa che ognuno di noi possiede nel suo intimo e che è continuamente soggetta allo stupro del nuovo potere del consumo. Non a caso il richiamo rimane puro e critico, senza richiami ideologici, per lo più assenti nella critica pasoliniana.
Il cortocircuito della citazione
Richiamare una certa “destra divina” e costruirci sopra una piattaforma ideologica atta a ricevere un consenso è palesemente un atto di cecità. Ciò che Pasolini chiede a Fedro, il ragazzo, non è un’adesione a un’ideologia reazionaria moderna, bensì riscoprire quel mondo sacro e antico che persino il fascismo storico — e molti partiti conservatori moderni — hanno barattato per mero consenso numerico. Occorre anche ricordare che per Pasolini il nuovo fascismo non viaggia su camioncini stracolmi di olio di ricino o di saluti romani, ma nella natura omologante del sistema consumistico che cancella tutte le “varie realtà differenziate che l’Italia ha prodotto storicamente”.
Un’invettiva che parla ancora una volta ai ragazzi, che divengono le prime prede in un mondo manipolato da questa logica, e che rende i giovani militanti di destra ugualmente consumatori passivi dei loro coetanei di sinistra.
Affidare questi versi nelle mani di una falsa resistenza antropologica conferma, ancora una volta, la totale disattenzione che da anni l’Italia porta con sé verso il pensiero di Pasolini. Una specie di capacità molto arguta quanto meschina di cancellare la profezia di un uomo, di un poeta, di un visionario, per tradurre tutto in uno slogan politico da facciata.
Eppure, passano gli anni, passano i partiti, ma Pasolini ci guarda ancora dritto negli occhi.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La “destra divina” di Pasolini: il vero significato della poesia “Saluto e Augurio”
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