Maura Baldini ha quasi cinquant’anni e diverse vite alle spalle. È cresciuta sulla sponda piemontese del Lago Maggiore, dove ha esercitato, per molti anni, la professione di avvocato. Oggi vive a Ginevra e si dedica, fra l’altro, alla traduzione e alla poesia.
Di recente, oltre a Sparire, della poetessa canadese Denise Desautels (Marco Saya Edizioni, 2026), ha tradotto André Malraux (Occidentali quali valori difendete?, De Piante Editore), Malcolm de Chazal (Plastica, Gruppo Editoriale Magog), e sta lavorando a una traduzione poetica per il Gruppo Feltrinelli.
Nel 2022, è stata pubblicata per Il Convivio Editore la sua silloge di esordio, La slegatura, opera tra le vincitrici del Premio Carrera. La sua ultima raccolta di poesie edita s’intitola Insula (Marco Saya Edizioni, 2025) ed è stata scritta dopo un viaggio metafisico in Islanda, terra che l’appassiona quasi quanto il suo lago. Quando s’innamora di un artista, di un’opera o di un accadimento, scrive contributi per “Pangea”, per la rivista “Poesia” (Crocetti-Feltrinelli) e per altre riviste e blog letterari.
“Sparire” di Denise Desautels
- Chi ha deciso per copertina e titolo?
La copertina è quella adottata dalla casa editrice Marco Saya per la collana “Di soglia in soglia”, all’interno della quale è stata pubblicata l’opera Sparire. Il titolo in italiano è la traduzione letterale del titolo in francese (Disparaître).
- La silloge è piuttosto impegnativa. Riusciranno i lettori a trovare un centro, qualora ci sia?
Come può non essere impegnativa un’opera sulla sparizione? Il tema, del resto, ha declinazioni semantiche e filosofiche eterogenee e complesse, anche se in questo libro la meditazione è principalmente incentrata sulla morte, nucleo nevralgico dell’intera produzione letteraria di Denise Desautels. Si tratta, peraltro, di una meditazione che nasce da un dialogo con l’artista quebecchese Sylvie Cotton e con undici sue opere visive, le quali, almeno nell’immaginario della poetessa, orbitano tutte nei paraggi della perdita. In questo libro, in buona sostanza, si affronta una sfida capitale: come dare corpo, attraverso la parola, alle assenze che ci sgretolano, per trattenere, in fin dei conti, chi se ne va. Quanto ai lettori, la mia speranza è che non trovino alcun centro, ma che, al contrario, si ritrovino, a fine lettura, disassati e sperduti, come sempre accade al cospetto della perdita.
- Sono indeciso su questo quesito: perché mettere la traduzione integrale in lingua francese che ha una musicalità e un respiro che in italiano si perde?
Lei ha ragione quando parla della musicalità e del respiro della lingua francese, ma questa connotazione vale soltanto se si considera l’idioma in un’ottica generalizzante. Nell’opera di cui parliamo, invece, Desautels compie un lavoro di scavo e frammentazione della lingua, ne destruttura la sintassi attraverso diversi espedienti, come, ad esempio, l’abolizione della punteggiatura, il frequente ricorso alle figure retoriche dell’iperbato e dell’anastrofe, la soppressione del soggetto etc. Il francese, in Disparaître, non è la lingua armonica di Baudelaire o di Valéry, e nemmeno quella carezzevole di Bobin (per citare un coevo di Desautels). Le sonorità non sono concilianti (se non in alcuni casi), bensì martellanti, anche per via di un lessico che richiama la materia più impervia: ossa, crani, metallo, fibre, etc. L’effetto incalzante, ottenuto anche mediante una narrazione inventariale, toglie il respiro, lo accelera. Dunque, in definitiva, non trovo che le due versioni dei componimenti si discostino in termini di musicalità. La sfida, per me, è stata quella di rendere fruibile un francese che si sarebbe rivelato ostile se tradotto in maniera perfettamente aderente all’originale. La speranza è quella di esserci riuscita.
- Lei ha letto e compreso Derrida, io forse ci sono arrivato; ma le poesie poi chi le legge?
Non tanto io, ma Desautels ha di certo letto e compreso Derrida e, in particolare, la sua lezione sull’esperienza insolubile della morte. Il lutto lavora per tentare di dialettizzare la perdita. La vita di Denise è costellata di lutti, la sua produzione artistica è il tenace tentativo di affrontare l’aporia per eccellenza.
Chi legge le poesie? Vorrei poterle rispondere: chiunque sappia leggere, o anche solo ascoltare. Invece, è noto che le poesie vengano lette soltanto da poeti (o aspiranti tali).
- C’è una parola che gira in internet, "circoletto", per dire di poeti e scrittori a cui devi piacere per forza. Lei si sente parte di un circoletto?
Il solo circolo che ho frequentato nella mia vita è la bocciofila dove era iscritto mio nonno che, talvolta, mi portava con sé. Per il resto, vivo al di là del Monte Bianco, torno in Italia una volta al mese per curarmi e per ritrovare i miei affetti, non certo per partecipare a rassegne poetiche o festival letterari. Non presento i libri che scrivo (in effetti, mi è capitato due volte soltanto), non faccio parte di blog, riviste, associazioni culturali, e via discorrendo. Sono un battitore libero e, in fondo, vivo la scrittura come una insopportabile ossessione. Quando la salute me lo consente, vivo.
- Insomma moriremo con Alda Merini, con molto rispetto.
Si impara a morire, diceva Merini. Ma ognuno scelga i propri maestri, di vita e di morte. Fra i miei non annovero la compianta Alda (con rispetto).
- Chi è Denise Desaultes?
Lei mi chiede chi è Denise Desautels. Potrei rispondere citando le mostrine accumulate negli anni (fra le altre, la poetessa è membro de l’Académie des lettres du Québec), la statura artistica internazionale (in Francia Denise è il secondo poeta quebecchese pubblicato nella prestigiosa colla “Poésie” di Gallimard), oppure i suoi ottantuno anni vigorosamente portati. Ma preferisco definirla citando un suo distico (tratto da un lavoro intitolato D’où surgit parfois un bras d’horizon), che qui traduco così: “Inverosimile rosa / su fondo di gorgo”. Questa è per me Denise Desautels.
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: “Sparire” di Denise Desautels: intervista alla traduttrice Maura Baldini
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