Riservato a chi ama la narrativa horror: per H.P. Lovercraft questo romanzo era “prossimo alla perfezione assoluta”. Considerata l’opinione autorevole del padre della letteratura orrorifica (con Edgar Allan Poe), non deve passare inosservato un capolavoro del genere gotico. Cold Harbour. La casa degli orrori invisibili di Francis Brett Young è in prima edizione assoluta in Italia, nella traduzione e a cura di Lucio Besana, volumetto in brossura, 12x19 cm, delle edizioni Agenzia Alcatraz, nella collana Biblioteca di Lovercraft (gennaio 2026, 312 pagine).
L’autore (1884-1954), non era americano come H.P. e Poe, ma britannico, originario di Halesowen, Contea West Midlands, nel Worchestershire, non lontano da Birmingham. Medico figlio di medico, partecipò alla Grande Guerra nella sanità, tra i reparti del Commonwealth impegnati contro le colonie germaniche in Africa. Le malattie tropicali patite in quella circostanza lo resero inabile alla professione, rimediò dandosi alla scrittura dal 1919 (fu anche poeta, commediografo e compositore), con una produzione che aggiunse al titolo d’esordio sulle sue esperienze belliche, Marching on Tonga, diversi romanzi sulle Midlands d’origine e altri con quel territorio sullo sfondo. Pubblicò Cold Harbour nel 1924, classificato come un horror psicologico.
Va detto che il dottore scrittore meriterebbe più riconoscibilità di quella residuale attribuitagli a livello internazionale, nonostante il favore dei grandi capostipiti del genere narrativo “de paura”. Una scrittura elegante, la sua, avvolgente e raffinata, magari retrò ma scorrevole, al servizio di una vicenda mistery in modo intrigante, con fantasmi, infestazioni, possessioni, buio e soprannaturale.
Si fa strada uno strepitoso protagonista, Humphrey Furnival. Pur conoscendolo soltanto adesso, c’è da domandarsi perchè sia rimasto incatenato alle pagine di questo romanzo e non si sia imposto di prepotenza nell’immaginario collettivo mondiale. Eppure possiede uno spiccato magnetismo, anche un oggettivo fascino gotico ancestrale, che ne avrebbe potuto fare agli occhi dei lettori un pari di Dracula o un coéquipier del dottor Frankenstein, se non un altro Mabuse. Forse, a non consentire di elevarlo co-archetipo del male, narrativo e non, è stata l’ambiguità del personaggio: la trama è giocata da Brett Young all’insegna del dubbio, delle domande, della riflessione, dell’indagine se si tratti di un demone o della vittima di forze malefiche. Padrone o posseduto, incubus o “succubo”? Muoversi sul crinale tra il maleficio e l’umana debolezza lo ha probabilmente depotenziato. Ha disinnescato il suo protagonismo di Signore dell’occulto. Non sembra opportuno anticipare, però, se l’interrogativo sulla natura maligna o innocente riesca a trovare risposta, nel romanzo, prima della parola FINE, a pagina 309.
Rivelatrice la prefazione di Besana, tanto più se si ritorna su quelle pagine iniziali a lettura del romanzo completata. Young scriveva a metà degli anni Venti; la rivoluzione industriale, in atto da sessant’anni in Inghilterra, non aveva cancellato “del tutto il vecchio mondo”. Il passato e il nuovo convivevano, tradizione e innovazione duellavano in campo aperto - aggiungiamo - per quanto la seconda stesse prendendo il sopravvento nelle aree urbane e la prima continuasse ad avere spazio e seguito nelle aree interne. Il romanzo risente di quel dualismo, è “in bilico tra due universi”. La casa di Furnival, a Cold Harbour, è stata eretta in collina sopra un luogo di culto celtico, perfetto come “accumulatore di passati sanguinari”, fin dai sacrifici umani dell’antichità. Poco distante, puntano verso il cielo come dita oscene le ciminiere della Black Country, uno dei primi centri industriali, grigio di fuliggine e ceneri di altiforni. Ciononostante, le forze antagoniste nella vicenda, “superstizione e tecnologia, magia nera e ingegneria”, non vengono presentate in contrasto, ma risultano invece complementari, alimentano alla pari il mistero che circonda il magnetico, impenetrabile Humprey.
Agli effetti della trama, il romanzo è un racconto, che i coniugi Wake propongono a mo’ di catarsi e richiesta d’aiuto a due interlocutori, in una terrazza a Capri. In più, a narrare è in realtà l’anonimo padrone di casa sull’isola italiana, già compagno di studi del dott. Wake e anche lui medico, prima di diventare scrittore. Riferisce quanto dopo cena l’amico chirurgo Ronald e la moglie Evelyn descrivono ai commensali. Il quarto è Harley, un cappellano anglicano, da poco trasferito sull’isola campana anch’egli dopo esperienze belliche invalidanti. C’è da aggiungere che la signora ha chiesto di parlare in terrazza, sostenendo che la storia avrebbe potuto “contaminare” la casa. È lei a cominciare il racconto. Solo due settimane prima, ostacolati da forature e avarie, di ritorno da un giro nelle Marche gallesi, i coniugi avevano dovuto fermarsi nella Locanda della Volpe, nei pressi di Halesby. In un pur breve tempo, non avevano che sentito parlare del signor Furnival e della sua vecchia tenuta, la più importate in zona. Per farla breve, sono entrati come ospiti a Cold Harbour e di fatto non se ne sono liberati più... il magnetico padrone di casa ha insistito con profusione di particolari sulla storia del luogo e sulle forze che lo permeano: violenze, orrori, tanto sangue, fin dall’epoca celtica. Anche la moglie Jane ha confermato il carisma maligno di Cold Harbour, dicendo a Evelyn di temere che Furnival sia...
In uno dei capitoli finali, i quatto a Capri rivedono passo per passo racconti e vicenda. Riflettono sulla vera natura di quelli che non dicono di essere quello che sono, lassù nelle Midlands. E su cosa loro quattro possano o debbano fare.
- Autore: Francis Brett Young
- Genere: Horror e Gotico
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2026
- ISBN: 9788885772670
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Cold Harbour
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