Il giorno che ho tirato giù dallo scaffale l’ultimo romanzo di Giada Biaggi, Comunismo a Times Square (Feltrinelli, 2024), era un giorno che avevo deciso di non far niente. Non che si scelgano, quelle giornate: piombano piuttosto addosso, lasciando poco margine di azione fino al dì successivo – la gioia di vivere, pavesemente parlando, risiede pur sempre nel cominciare da capo. Eppure, questa lettura ha trasformato la giornata consacrata alla nullafacenza da “giorno del niente” a “giorno di Biaggi”, full-immergendomi in un romanzo atipico e di spessore in un panorama editoriale a tratti scontato e ripetitivo. Ma rompiamo la quarta parete e spieghiamo subito perché.
Agata, il grande personaggio femminile del romanzo, piange. Fin qui, nulla di strano – tutti (forse) piangiamo. Ma la retorica del pianto tratteggiata da Biaggi ha un sale tutto suo, tanto per fare un esempio:
Ad Agata sembrava sempre che le sue lacrime si formassero in un posto a metà strada tra il cuore e lo stomaco, da uno straccio strizzato composto da una matassa di fibre nervose e squamate, come tante code di cuccioli di drago che anche dopo la cesura dal corpo continuano ad agitarsi, e che ognuna di loro combattesse nel suo personale modo la forza di gravità per uscire dagli occhi; non facevano tutte lo stesso percorso, ma arrivavano tutte alla stessa meta.
Di fronte a una tale descrizione delle lacrime, mi vien voglia di piangere più spesso, nella speranza che sempre più code dei miei cuccioli di drago trovino finalmente la porta di emergenza più vicina. Si tratta di un eloquente paradigma: il linguaggio di Biaggi è visivo, eccentrico, a volte delirante ma abilissimo nel condurti in qualche angolo dove saprai riconoscerti.
Il romanzo è squisitamente postmoderno, con tutto ciò che questo significa: iper-citazionismo, paradossi, infinite sfaccettature di mondo – rivelo non essere tra i miei generi favoriti. Ma il talento della giovane scrittrice e stand-up comedian è irrefrenabile: il testo è scomodo, irriverente, provocatorio. Ma soprattutto filosofico, in linea con la formazione di Biaggi. Non una filosofia che detta regole o impone una visione di mondo; semmai, una di quelle che tirano fuori dal cilindro domande su domande, tramite l’affresco di personaggi che, annichiliti dal crollo delle promesse del capitalismo, faticano a trovare, nel primo decennio degli anni duemila, un loro posto nel mondo.
A prendersi buona parte della scena sono Agata, giovane attrice emergente che, insoddisfatta, si reinventa hostess per Emirates, e John, cinquantenne regista e pubblicitario newyorkese non meno frustrato per via di fallimenti personali e lavorativi. I due si legheranno sentimentalmente, pur trascinandosi dietro i fardelli dei rispettivi abbandoni. Tra Vienna, Parigi e New York, Agata e John incarnano il trionfo di un’indolenza storica oltre che personale, dove l’ideale si frantuma di fronte alla constatazione di un decadimento di senso, e sensibilità atipiche appaiono inutili, al più anacronistiche. "Ogni personaggio di questo libro è in un dialogo non scritto con il collasso dell’Occidente", dichiara in effetti Biaggi in un’intervista.
Se non è la trama a fare di un libro un buon libro, quello che colpisce di questo è lo spessore. Le due cifre distintive della giovane scrittrice – eccentricità e filosofia – sono sapientemente amalgamate nella sua seconda pubblicazione. La complessità regna sovrana restando però accessibile, tanto che il testo può rappresentare parimenti una lettura da vacanza tanto quanto una sfida intellettuale. Pur non essendo tutti i riferimenti immediatamente comprensibili per il lettore, a prevalere è l’effetto “onda Biaggi” che, anche senza sapere dove ti sta portando, comunque ti conduce da qualche parte. Possibilmente, in un luogo dove ogni semplificazione del reale cede il passo alla sua crudele, irriducibile e rassegnata inspiegabilità.
- Autore: Giada Biaggi
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Feltrinelli
- Anno di pubblicazione: 2024
- ISBN: 9788807730641
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata sololibri.live
Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Comunismo a Times Square
Lascia il tuo commento