Il teatro di Dario Fo, leggiamo tra le motivazioni del conferimento del Nobel al drammaturgo lombardo nel 1997, “nella tradizione dei giullari medievali fustiga il potere e riabilita la dignità degli umiliati”. Secondo il comunicato stampa dell’Accademia di Svezia,
“la forza di Fo consiste nella capacità di creare testi che nello stesso tempo divertono, impegnano e offrono nuove prospettive. Come nella commedia dell’arte, sono opere sempre aperte ad aggiunte innovative e modificazioni, che continuamente inducono gli attori all’improvvisazione, in modo tale che il pubblico ne viene coinvolto in maniera sorprendente. La sua è un opera di eccezionale vitalità e portata artistiche.”
All’indomani del conferimento del Premio, molte e di segno diverso furono le polemiche che investirono Dario Fo e la sua arte, non solo nel nostro paese. Gridò allo scandalo da un lato chi credeva che l’Accademia di Svezia avesse premiato un "saltimbanco" o un uomo di spettacolo invece di un autore di opere letterarie e il Vaticano, per le posizioni irriverenti e satiriche assunte nel tempo da Fo nei confronti della Chiesa, dall’altro chi si diceva convinto che i linguaggi adottati dall’artista nei suoi spettacoli (il grammelot e le performance orali derivate dalla Commedia dell’Arte e dalla tradizione dei giullari) non fossero all’altezza della grande poesia o della prosa narrativa e coloro che pensavano che il conferimento della massima onorificenza fosse semplicemente il frutto di un’operazione ideologica.
In realtà, come dimostra Mariateresa Pizza nel bel libro che vi segnaliamo - Dario Fo, 128 pagg., euro 13,50 - Carocci Editore, 2026 - il teatro di Dario Fo
“offre chiavi di lettura inedite tali da rendere possibile la conoscenza dei fatti, processi, accadimenti che la comunicazione e l’informazione ordinarie non avrebbero potuto o saputo fare. La sua scrittura scenica è complessa e si svolge in una lingua nuova e composta che si serve di forme e linguaggi differenti in grado di costruire una scenografia attiva che interviene direttamente nella narrazione.”
Tra le pagine del volume, ritroviamo i tratti caratterizzanti del teatro di Dario Fo e Franca Rame, le ascendenze dell’arte di Fo e il ruolo svolto in essa dalla pittura, dal dialetto e grammelot, dal canto e dalla musica, dal mimo. A seguire, le forme e i luoghi dello spettacolo di Fo e Rame e l’arte del monologo, e così via.
Il 9 Ottobre 1997, l’Accademia Reale di Stoccolma assegna a Fo il premio Nobel per la letteratura. Commenta il drammaturgo nel discorso ufficiale in occasione della cerimonia di consegna del premio:
“Eh sì, il Vostro è stato davvero un atto di coraggio che rasenta la provocazione. Basta vedere il putiferio che ha causato: poeti e pensatori sublimi che normalmente volano alto … e poco si degnano di quelli che campano rasoterra … si sono trovati all’istante travolti da una specie di tromba d’aria. Ebbene, io applaudo e sono d’accordo con loro.”
Un’acuta condivisibile considerazione dell’autrice chiude il volume di Mariateresa Pizza:
“L’assegnazione del premio a Fo apre orizzonti più ampi alla stessa istituzione del Nobel e soprattutto al significato della letteratura, non solo parola scritta ma anche parola suono, voce, corpo, azione e creazione.”
- Autore: Mariateresa Pizza
- Categoria: Saggistica
- Casa editrice: Carocci
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Dario Fo
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