C’è un momento, in ogni buon romanzo di formazione, in cui il lettore smette di leggere e comincia ad abitare le pagine. Con Degli orchi e delle fate (Coda di volpe, 2026) quel momento arriva presto, e non se ne va più fino all’ultima riga: è uno di quei rari romanzi capaci di trasformarsi, mentre li si legge, in un corpo che respira insieme al nostro.
Elena Torresani costruisce attorno a Elettra, la sua giovane protagonista, un doppio mondo che è insieme cornice narrativa e dispositivo emotivo. Da una parte la Valtellina dell’infanzia, corale e vivace, popolata da zii, cugine buffe e soprattutto da Celeste, la nonna che inizia la bambina ai riti della botanica e a una sapienza femminile antica quanto la terra che coltiva. Dall’altra la Milano degli anni Ottanta, dove un trasferimento familiare diventa la cerniera drammaturgica del romanzo: da lì in avanti nulla resta come prima, e la storia vira verso un territorio che la stessa autrice, durante una presentazione, ha descritto come quello dei "bambini portatori di fuoco": non il fuoco che scalda, ma quello che i bambini non visti usano per appiccare incendi nelle case che non li hanno protetti.
È qui che il libro rivela la sua vera, rischiosa ambizione: raccontare l’abuso senza mai scivolare nel compiacimento. Torresani lo fa con un controllo dello sguardo che si sente ad ogni passo, in ogni scena. È un equilibrio difficile ma riuscitissimo: la violenza non é mai troppo manifesta né gratuita, ma viene piuttosto usata per mostrarci il modo in cui riorganizza, deforma e mette alla prova l’identità di chi la subisce.
A bilanciare quel peso interviene la scrittura stessa dell’autrice, che è probabilmente il punto più alto del romanzo. La prosa di Torresani ha una qualità quasi sinestesica - restituisce odori, sapori, la consistenza fisica dei luoghi - e insieme una cadenza che più lettori hanno accostato a una partitura musicale: adagio, crescendo, l’esplosione improvvisa dei tamburi. Non è un caso che il paragone più ricorrente, tra chi lo ha letto, sia con le grandi narratrici del Novecento italiano.
Ma il vero cuore pulsante di Degli orchi e delle fate sono le donne: nonne, madri, sorelle, amiche, ciascuna portatrice di una propria fragilità e insieme di una propria forma di resistenza. È un romanzo che crede nella sorellanza come pratica quotidiana di cura ma anche come salvataggio estremo nel momento liminale della caduta: un’alternativa concreta a un sangue che a volte ferisce più di quanto protegga. Un romanzo che colpisce per l’abilità stilistica unita al coraggio di guardare in faccia un tema difficile senza mai perdere la poesia. Da leggere, e da far leggere, soprattutto a chi crede che certe storie siano responsabilità di tutti.
- Autore: Elena Torresani
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Degli orchi e delle fate
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