La raccolta d’esordio di Eva Di Palma, dal titolo ossimorico e profondamente evocativo Eterna impermanenza eterno svanire (Edizioni Erasmo, 2024), si staglia nel panorama poetico contemporaneo come un’opera di rara densità filosofica e corporea. Nata negli anni Ottanta, l’autrice non si limita a giocare con le suggestioni del linguaggio, ma costruisce un’impalcatura lirica capace di reggere l’urto tra la fragilità del vissuto e la vastità della conoscenza universale.
Il cuore pulsante dell’opera risiede nella capacità di annullare le barriere tra ambiti del sapere apparentemente distanti. Un momento emblematico di questa operazione è rintracciabile nell’apertura della terza sezione, intitolata significativamente Contrazioni. Qui, Di Palma sceglie un’epigrafe di Carlo Rovelli, il fisico che ha ridefinito la nostra percezione del tempo e dello spazio. Citando Rovelli, l’autrice sposa l’idea che Poesia e Scienza siano figlie di un’unica intuizione, due lenti diverse per osservare lo stesso mistero.
Questa visione trasforma la poesia in uno strumento d’indagine quasi fisico: i testi si riempiono di riferimenti a vene, carne, ossa minerali. Non è una spiritualità astratta quella della Di Palma, ma una consapevolezza che passa attraverso la "fisicità in atto". L’essere umano non è un’entità disincarnata, ma un corpo "riempito di umore", un innesto di materia e coscienza. Il "qui e adesso" non è un concetto da manuale di meditazione, ma una presa di posizione orgogliosa e sensuale:
Si dice che le cosce delle donne / abbiano perso la loro presa; non le mie / e le mie fragole hanno sempre / un nuovo sapore.
Sebbene la raccolta mostri legami con voci autorevoli della contemporaneità — in particolare la crudeltà materica di Ivano Ferrari e la precisione spirituale di Chandra Livia Candiani —, Eva Di Palma riesce a mantenere una voce autonoma e mai schierata. Il suo debito verso questi maestri non è un’imitazione, ma un dialogo. Da Ferrari sembra mutuare la tensione del corpo, mentre dalla Candiani eredita quella "saggezza antica" che guarda all’Oriente senza esotismi, ma come necessità esistenziale.
La sezione conclusiva della raccolta porta a compimento un percorso di spogliamento. La "saggezza orientale" che attraversa i versi in filigrana si manifesta nella necessità di cedere agli eventi e di uscire dal perimetro stretto del proprio io. L’impermanenza, citata nel titolo, non è vissuta come una condanna al nulla, ma come una forma di liberazione.
Il testo posto a chiusura della quinta sezione offre una chiave di lettura definitiva attraverso la metafora degli alberi:
Dobbiamo imparare dagli alberi, / ritti, saldi a terra, ma capaci / di farsi accarezzare dal vento / e di fare il solletico all’aria, / sanno che perdere è alleggerirsi.
In questi versi risiede il senso profondo dell’opera: la capacità di restare "saldi a terra" (la fisicità, la carne) pur accettando il "vento" del cambiamento e dello svanire. Perdere non è una sottrazione, ma un "alleggerirsi", un atto di fiducia verso il fluire delle cose.
Eterna impermanenza eterno svanire è un’opera sapiente perché non cerca di dare risposte definitive, ma si pone come un diario di bordo di un’intuizione continua. Eva Di Palma dimostra che la poesia può ancora essere il luogo in cui il rigore della scienza e l’abbandono della mistica si incontrano, trovando nel corpo umano il loro terreno di scontro e di riconciliazione. È una raccolta che invita il lettore a restare vigile, ad abitare la propria pelle con consapevolezza e, infine, ad accettare la bellezza del proprio svanire.
- Autore: Eva Di Palma
- Categoria: Poesia
- Anno di pubblicazione: 2024
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Eterna impermanenza eterno svanire
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