Le donne non ebbero, prima della colonizzazione, la possibilità di viaggiare con mariti e amanti e, in ogni caso, si adattarono facendo, nei paesi soprattutto africani, quello che facevano in patria, ovvero portare il thè, fare dei salotti letterari e non. Luciana De Palma in modo sagace fa una tesi compilativa. Dopo ogni donna di cui scrive, si passa a un’altra con caratteristiche diverse; e infatti il libro-viaggio ha come titolo Linguaggi femminili del viaggio (QED, 2026, prefazione di Mauro Francesco Minervino).
Inizia con Isabelle Lucy Bird; inquieta, nervosa in Inghilterra, dove viveva con dei genitori conservatori anglicani. Dopotutto, nel periodo della Regina Vittoria gli inglesi potevano fare ben poco, figurarsi una donna. La Bird era stata mandata già in America a fine ottocento e poi andò in Scozia, dove restò più del previsto. Poi tornò in America, dove arrivò in Sierra Nevada. Era precisa e attenta, ma poi l’attraversamento delle Montagne Rocciose le diede quella libertà che lei riteneva un sentimento primario. Ed era anche una sociologa e riteneva che i nativi americani dovevano sparire tutti, per i nuovi residenti Wasp (Bianco, anglosassone e protestante).
In realtà, chi scrive ha delle perplessità sulla scelta delle viaggiatrici e delle esploratrici, che erano molte di più, di sicuro, ma non avevano un diario e carta da scrittura. Tutte o quasi nate a Londra, come Isabel Burton, da un matrimonio che si celebrava raramente tra donne cattoliche e uomini anglicani o il contrario. Isabel era stato educata in una famiglia più che benestante e già dopo i viaggi si prodigò per l’eutanasia. Nessuno doveva soffrire tanti dolori se era cosciente dell’imminenza della morte.
Autonomia e fierezza furono, invece, caratteristiche di Isabelle Eberhart, nata a Ginevra nel 1877, che visse tutto il tempo magnificando i paesi arabi. La sue condizioni principali erano la solitudine e la libertà. Ma anche le donne senza paure, che potrebbero solo accontentarsi di amanti provvisori, si sposano con tutti i pericoli del caso. Isabelle si sposò senza alcun discernimento, ma poteva venire ammazzata; l’Algeria era in folle turbamento contro la Francia, ma la donna era già malata e il cimitero scelto era in Algeria.
Un’altra francese, Alexandra David-Néel, passò la vita nel Tibet a capire i principi buddisti; e diventa sempre più difficile, perché i turisti stanno snaturando il paese e non hanno certo tempo per il silenzio e la meditazione. Seguono un nome che non ci saremmo mai immaginato, Vita Sackville-West, e altri due che lasciamo ai lettori.
Linguaggi femminili del viaggio è un libro senza un refuso, coi tempi corretti; deve essere stato molto impegnativo scriverlo.
- Autore: Luciana De Palma
- Genere: Storie vere
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: I linguaggi femminili del viaggio
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