New York, Manhattan, Upper West Side. Un palazzo di lusso, il Bohemia, è abitato da famiglie molto ricche, tra le quali i Longworth, Emily e Whit, con i loro figli. L’appartamento 11C-D è stato ristrutturato e arredato senza badare a spese; senza dubbio Whit è l’uomo più ricco del palazzo, anche se sulla sua fortuna ci sono molte ombre. Emily, sicuramente il personaggio più interessante e affascinante del libro, è una donna bellissima e complessa, sospesa tra la vita agiata che il marito le garantisce e il volontariato nei quartieri più indigenti. Lei non ha mai amato lui e oggi sarebbe pronta a lasciarlo, se non ci fossero un contratto e la paura di perdere lo status in cui si trova.
Al piano sotto ai Longworth, nell’appartamento 2A, abita la famiglia Sonnenberg. Julian Sonnenberg è comproprietario di una galleria d’arte, alle spalle ha una vita da dandy, davanti solo incertezze, problemi di salute, una città che non riconosce più, una società che non riesce a capire e qualche segreto da proteggere. Il palazzo è animato anche dal personale di servizio, quasi tutto afroamericano e ispanico; tra questi c’è Chicky Diaz, il portinaio, un uomo duro ma gentile, una persona che non cerca problemi e capace di cogliere il malessere negli occhi di Emily. Ha un passato nei Marines e un presente pieno di debiti, un doppio lavoro, le figlie lontane e un dolore che non lo abbandona. Tra le strade di New York il divario tra le classi si fa abisso e l’odio aumenta velocemente, sfociando molte volte in violenza, nutrito da una politica che ha ridefinito i connotati dell’intera nazione, finendo per contaminare persino questo storico microcosmo. La città esplode quando, in strada, la polizia uccide un uomo di colore, ma anche dentro al Bohemia è una notte particolare e tutto si capovolge.
L’ultimo turno di Chris Pavone (Feltrinelli, 2026, trad. di Alfredo Colitto) è diviso in cinque parti: "Mattina", "Pomeriggio", "Sera", "Notte" e "L’indomani". Lo sviluppo narrativo è strutturato come fosse una giornata. La "Mattina" funge da introduzione, con la descrizione dei personaggi e dei luoghi in cui si muovono. In "Pomeriggio" e "Sera" si entra nell’intimità dei protagonisti, la facciata si incrina ed è qui che si sviluppa la storia, dove tutto si intreccia, si complica e la tensione si alza. Nella "Notte" arriva la resa dei conti e il cerchio si chiude. "L’indomani" è l’epilogo, quello che resta, le macerie e il nuovo equilibrio dopo la tempesta. Da l’alba al tramonto la terra compie mezzo giro su se stessa, cambiando ombre e luci su cose e persone. Quello che si vede al mattino può essere diverso da ciò che appare quando il sole cala, lasciando il buio; e nella notte si rivela la vera anima di tutto.
La prima parte ("Mattina") del romanzo, con il suo passo misurato e l’attenzione ai dettagli e alle sfumature dei personaggi e degli eventi, richiama non solo l’atmosfera di Coppie di John Updike, ma anche il modo in cui vengono presentati i protagonisti, con le loro ambiguità, i loro limiti e una componente erotica e sessuale, sincera e mai ipocrita; una forma di narrazione che attraversa tutto il romanzo. Dalla seconda parte in poi, pur mantenendo un tono pacato, una prosa fluida e sempre molto descrittiva, si entra nel vivo della storia: le strade dei tre protagonisti si intrecciano, rivelando dinamiche intriganti, dove tutto si complica e si capovolge. Diversi colpi di scena sono inseriti nella narrazione in modo intelligente e ben misurato.
Chris Pavone scrive un ottimo libro, difficile da incasellare in una sola categoria tra giallo, thriller, noir, narrativa e sociologia. È un romanzo che ci porta nella vita e nei pensieri dei tre protagonisti (e non solo) grazie alla cura di descrizioni dettagliate, sia dei personaggi che dei fatti, e a uno stile molto curato. Le persone che si muovono in questo libro sono ben definite e vanno a coprire i vari strati sociali, dove ognuno rappresenta una figura della società che oggi domina non solo in America, ma in tutto l’Occidente. È un mondo di apparenze e castelli di carta pronti a crollare, in cui si muovono persone che cercano di sopravvivere con l’onestà e altre con l’inganno; individui capaci di vivere più vite parallele, anche se il tempo scorre per tutti allo stesso modo.
Poi c’è il palcoscenico dove si muovono Emily, Julian, Chicky e gli altri, la New York di oggi, dove tutto viene estremizzato, dove l’odio è vivo e più violento rispetto al passato. Siamo in un’America guidata da un uomo d’affari e non da un politico, dove le squadre dell’ICE colpiscono i più fragili ed emarginati. Se da sempre negli Stati Uniti la situazione economica determina l’accesso a sanità, istruzione e casa, oggi questo divario viene esasperato da una politica estremista. Pavone intreccia così le vite di tre diverse classi sociali che, pur nella loro distanza, finiscono per condividere la stessa visione del mondo. Nel contesto italiano, i tre protagonisti verrebbero definiti perfetti elettori moderati, riformisti o liberali. Tuttavia, nel finale, sarà proprio il loro differente status sociale a spingerli verso scelte diverse, dettate dalle rispettive conseguenze future.
L’ultimo turno è un libro che ho amato molto per la scrittura, per la storia e per essere riuscito a creare dei personaggi a cui ci si affeziona. Nel descrivere l’oggi lo scrittore non si sofferma molto sui social e sul loro uso, uno dei più potenti mezzi mediatici dove tutto transita liberamente, e per questo lo ringrazio. Da un lato, questa scelta priva il racconto di uno strumento che condiziona pesantemente la nostra quotidianità e che spesso alimenta l’odio, togliendo forse un pizzico di realismo contemporaneo; dall’altro, però, ha il grande merito di regalare al romanzo un’atmosfera da noir classico, più intima e focalizzata sulle relazioni umane concrete.
- Autore: Chris Pavone
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Feltrinelli
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: L’ultimo turno
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