È un delitto di lesa programmazione televisiva l’indisponibilità in Italia della fiction di Richard Sharpe, interpretato da Sean Bean nei sedici episodi in streaming BBC per il piccolo schermo. I nostri telespettatori non possono apprezzare la valida ricostruzione delle azioni belliche e la straordinaria immedesimazione dell’attore britannico. Bean è letteralmente Sharpe. Potranno però leggere il più recente romanzo della lunga saga del narratore epico Bernard Cornwell, La battaglia di Almaraz, novità Longanesi (agosto 2025, collana La Gaja Scienza, 288 pagine), nella traduzione di Annamaria Raffo.
La serie televisiva non è mai stata doppiata e nemmeno è accessibile, perchè le produzioni BBC sono fruibili esclusivamente nel Regno Unito. Ci si dovrà accontentare dei contenuti che girano su YouTube, in lingua inglese.
Ventisei titoli, non tutti pubblicati in Italia, il precedente è La conquista di Parigi (Longanesi, 2023, traduzione di Sharpe’s Assassin, 2021): i romanzi coinvolgenti di Cornwell offrono il ritratto brillante di un militare di professione, in quasi vent’anni di battaglie. Seguono i progressi di Richard nell’esercito britannico, sebbene la pubblicazione non rispetti la sequenza cronologica delle campagne.
È un personaggio affascinante e complesso, retto da forti principi etici e con un profondo senso della giustizia. Entrato in azione per la prima volta in La sfida della tigre (Longanesi, 2001, Sharpe’s Tiger, 1997), da fuciliere del 33° Reggimento di fanteria ha raggiunto dalla gavetta il grado di tenente colonnello. Se la carriera militare termina con la sconfitta finale di Napoleone, seguono altre avventure da civile. Orfano londinese, si è arruolato soldato semplice, diciannovenne, e ha combattuto in India, poi nelle guerre napoleoniche in Europa, nelle Fiandre e in Portogallo. Sergente nel 1799, è stato promosso ufficiale quattro anni dopo, per meriti bellici. Ora, nella primavera del 1812, si batte in Spagna, è maggiore e indossa la giubba verde dei fucilieri.
In avvio, Cornwell regala un incipit ad effetto dei suoi: il maggiore Sharpe sta per fare colazione, quando viene “colpito”. Lo sparo echeggia a tanta distanza che Richard non presta attenzione, pensando a un cacciatore sulle colline lontane. Un istante dopo, il proiettile lo raggiunge. La palla colpisce la parte alta della coscia sinistra, rimbalza senza fare danni sul fodero metallico della spada da cavalleria e cade a terra. Verso nordovest, dalla cresta rocciosa di un’altura ancora si distingue lo sbuffo di fumo. Un tiro dannatamente buono o dannatamente stupido. Sa di essere assistito in genere dalla buona sorte, lo chiamano “Lucky Sharpe” (fortunato Sharpe), ma sparare con un moschetto a un bersaglio lontano mezzo miglio è comunque da stupidi. L’aria rallenta la palla, che perde velocità e non ha la forza di forare nemmeno la stoffa dell’uniforme. “Maledetti mangiarane”. Però non è stato un francese, la pallottola è inglese.
L’autore anticipa che Richard Sharpe, il soldato più brillante dell’esercito britannico e anche il più ribelle, è impegnato in un compito impossibile. Due eserciti francesi marciano per unirsi; se lo faranno, gli inglesi non potranno che soccombere. La vicenda fa capo alla battaglia di Almaraz, combattuta in Estremadura il 18 e 19 maggio 1812, durante la Guerra d’indipendenza spagnola.
Il generale Hill chiede a Sharpe e ai suoi di verificare le difese di un ponte di barche francese sul fiume Tago, nella provincia di Caceres. Con i quindici fucilieri sopravvissuti, compreso il sergente Patrick Harper, c’è il tenente artigliere Love (“Cupido”), che deve stabilire dove piazzare i cannoni per colpire le fortificazioni. A Richard viene indicato anche un capo guerrigliero spagnolo, “El Héroe”, disposto ad aiutare gli inglesi in cambio di oro e armi. Il maggiore è troppo esperto per non sapere che la fedeltà va messa alla prova. Sono della partita anche la moglie di Sharpe, Teresa, e un altro leader di ribelli, “El Sacerdote” (Il Prete). Sfondo storico dell’episodio è l’incursione del maggior generale sir Rowland “Daddy” Hill ad Almaraz, dopo i duri combattimenti per la presa di Ciudad Rodrigo e Badajoz, roccaforti al confine col Portogallo, che contrastavano l’avanzata britannica in Spagna. Conquistate le due città, l’unico grande ostacolo alla liberazione britannica della Spagna occupata dai napoleonici resta la riunione di due armate francesi, più numerose complessivamente delle truppe inglesi. Le separa solo il Tago e per impedire di attraversarlo Wellington elabora un piano ingegnoso. Solo due ponti consentirebbero facili comunicazioni tra Marmont a nord e Soult a sud del fiume, ma quello romano di Alcántara è distrutto, anche se i britannici riescono a usarlo con una struttura scorrevole in legno, che sostituisce la campata mancante.
Il vero pericolo resta la passerella di barche costruita ad Almaraz dai genieri transalpini, che consente un rapido avvicinamento tra gli eserciti francesi separati dal corso fluviale. Due teste di ponte fortificate difendono gli imbocchi e una coppia di forti controlla le strade. In alto, il castello di Miravete blocca quella di accesso dalle colline sovrastanti. Tre fortificazioni solide, presidiate da millecinquecento uomini. Contro di loro, Hill dispone di circa settemila soldati, in gran parte britannici, con l’aggiunta di una brigata portoghese e alcuni uomini della Legione tedesca del re. Niente di facile, però i soldati dell’imperatore avranno a che fare con Richard Sharpe, uno degli avversari più irriducibili (e imbattibili) della Grande Armée.
- Autore: Bernard Cornwell
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Longanesi
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La battaglia di Almaraz
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