Fra le pagine di La soluzione sette per cento di Nicholas Meyer (Mondadori, 2017, trad. di Argia Micchettoni), il detective Sherlock Holmes è alle prese con un serio problema di tossicodipendenza da cocaina. Il suo assistente, il dottor Watson, è molto preoccupato per lui, soprattutto per le sue allucinazioni e le sue paranoie verso il professor Moriarty, accusandolo di essere parte integrante di un’organizzazione criminale segreta.
Watson, con l’aiuto del fratello di Sherlock, Mycroft Holmes, convincono Sherlock ad andare a Vienna da Sigmund Freud, il famoso dottore che, dalle notizie lette da Watson, cura anche i casi di dipendenza. Freud, tramite l’ipnosi, riesce a disintossicare Sherlock Homes, ma non senza delle conseguenze. Infatti, il famoso detective cade in depressione e ha continue crisi di astinenza.
Un giorno, i tre fanno la conoscenza di Nancy Osborn Slater, una paziente di Freud, la moglie del barone von Leinsdorf, che ha tentato il suicidio e adesso si trova in uno stato semi catatonico. La ragazza, però, afferma di non ricordare il passato, la sua infanzia e il motivo per cui ha sposato il barone. Lo psicoanalista prova a farle rievocare i ricordi tramite ipnosi, senza riuscirci. Soltanto Holmes riesce a cogliere dei particolare che gli altri due non avevano notato: le sue pupille dilatate (segno di essere stata drogata) e i segni di corda sui polsi. Successivamente, durante un’esibizione teatrale, vedono il barone con un’altra donna che dice di chiamarsi Nancy, ma Holmes capisce che è un’impostora e farà di tutto per risolvere questo tranello. Inoltre, perché dovrebbe esserci una sostituta della moglie del barone? Perché la vera Nancy è stata legata e tenuta prigioniera da qualche parte?
Pubblicato per la prima volta nel 1974 da Rizzoli e tradotto da Argia Micchettoni, La soluzione sette per cento è uno di quei libri di Sherlock Holmes a non essere stato scritto da Arthur Conan Doyle.
Il libro si può dividere in due parti: la prima parte, in cui l’attenzione viene posta su Sherlock e sul problema della tossicodipendenza, e la seconda parte che si incentra sul caso vero e proprio da risolvere. Nella prima metà vediamo un detective poco reattivo, quasi l’opposto di quello visto nei libri precedenti, segno che anche le persone più famose e amate hanno fragilità e possono essere vittime della tentazione mondane. Nella seconda parte, Holmes riacquista la lucidità di una volta grazie a un nuovo stimolo per la mente, un nuovo caso da risolvere che è la vera cura dell’investigatore. Un crossover storico che prende uno dei personaggi reali più famosi dell’epoca, Sigmund Freud, e uno dei più amati e apprezzati della letteratura, Sherlock Holmes. La loro unione funziona alla grande, poiché unisce l’acutezza mentale di Sherlock con un giovane Freud, non famoso come lo conosciamo oggi, ma comunque un promettente ed empatico dottore che gli salva la vita.
Un giallo molto carino, a tratti divertente, ma che non rinuncia a mostrare la malvagità che si nasconde negli esseri umani, sopratutto in quelli di alta classe.
- Autore: Nicholas Meyer
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Mondadori
- Anno di pubblicazione: 2017
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La soluzione sette per cento
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