Nel panorama editoriale contemporaneo, dove spesso la narrativa si rifugia nel rassicurante o nell’auto-riferito, irrompe Lo sponsor di Filippo Landini (Mille Battute Edizioni, 2022), un ordigno narrativo, un’opera corrosiva che si scaglia contro i pilastri della società dello spettacolo con la violenza di un acid test e la precisione di un manuale di guerriglia.
La premessa è folgorante nella sua brutalità: in una metropoli europea che ha i tratti gelidi di Berlino o l’asfalto frenetico di Milano, un alto dirigente di una multinazionale viene prelevato dal nulla. Non c’è una richiesta di riscatto tradizionale. Il "prezzo" da pagare è l’esposizione totale.
Il prigioniero diventa il protagonista involontario del Jarry Live Show: trenta giorni di prigionia, trenta dosi di acido lisergico, una telecamera sempre accesa. Landini mette in scena un processo di "disfacimento" che non è solo fisico, ma soprattutto morale e ontologico. Il potente, l’uomo che governa i flussi invisibili del capitale, viene ridotto a pura materia senziente, smontato pezzo dopo pezzo davanti a una platea digitale.
La scrittura di Landini è un amalgama sapiente e spiazzante. Da un lato c’è la secchezza del noir più nero, quello di James Ellroy, con il suo ritmo sincopato e la capacità di scavare nel marcio delle istituzioni. Dall’altro, pulsa l’anima sovversiva di Jerry Rubin e della controcultura degli anni ’60 e ’70. Il romanzo non si limita a raccontare una storia, ma si contamina con stralci di manuali di guerriglia urbana e riflessioni teoriche, trasformando la lettura in un’esperienza multimediale e frammentata. La formazione dell’autore nella produzione audiovisiva emerge con forza: le pagine trasudano un montaggio cinematografico, alternando primi piani claustrofobici sulle allucinazioni del prigioniero a campi lunghi sulla reazione di una società che osserva l’orrore come se fosse l’ultimo reality di tendenza.
Il cuore pulsante de Lo sponsor è la satira feroce verso il "Sistema". Landini suggerisce che l’unico modo per dissacrare il potere sia trasformarlo in intrattenimento grottesco. Se tutto è fiction, allora anche il rapimento di un pezzo grosso diventa un contenuto da consumare, uno "sponsor" di una nuova forma di ribellione nichilista. L’uso dell’acido lisergico non è un orpello psichedelico fine a se stesso, ma uno strumento chirurgico: serve a strappare il velo della realtà capitalista, mostrando il vuoto che si cela dietro i completi firmati e le strategie di mercato.
In una narrazione senza esclusione di colpi che tiene incollati alla pagina, Landini riesce a dare forma e colore alle allucinazioni, rendendo il delirio del protagonista quasi tangibile. In un mercato saturo di gialli fotocopia, questo è un romanzo "eretico" che non ha paura di sporcarsi le mani con la politica e l’estetica estrema.
Filippo Landini, già noto per la sua militanza letteraria e poetica, firma con Lo sponsor la sua opera forse più ambiziosa. È un libro che disturba, che fa riflettere sulla nostra fame voyeuristica e sulla fragilità delle gerarchie sociali. Se cercate una lettura rassicurante, girate al largo. Se cercate un’allucinazione lucida che vi costringa a guardare nell’abisso dello streaming, avete trovato il vostro prossimo libro di culto.
- Autore: Filippo Landini
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2022
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Lo sponsor
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