Con Omicidio al monastero (Einaudi, 2026, traduzione di Letizia Sacchini) del Reverendo Richard Coles ritroviamo il canonico Daniel Clement che, dopo aver contribuito a risolvere il tragico omicidio di un ragazzo, si trova alle prese con una nuova indagine, la terza. Ma questa volta, prima ancora del mistero da sciogliere, Daniel deve fare i conti con qualcosa di molto più personale.
Abituato a controllare emozioni e sentimenti, il reverendo si è innamorato del sergente Neil Vanloo, ed è convinto di essere ricambiato. L’equivoco si spezza bruscamente quando Neil gli confessa la sua relazione segreta con Honoria de Floures. Per Daniel è un colpo durissimo: senza dare spiegazioni, nel cuore della notte, fugge verso il monastero benedettino di Ravenspurn, nello Yorkshire, dove anni prima è stato novizio con il nome di frate Crispin. È un ritorno a un luogo che non ha mai davvero smesso di considerare una parte di sé, quasi a cercare nel silenzio del chiostro un rifugio dal tumulto che si porta dentro.
Il silenzio, però, dura poco. Nel monastero, dove campane, preghiere, canti e rituali scandiscono le giornate, uno dei confratelli muore in circostanze che vengono considerate un incidente. Sono tutti veramente convinti che sia andata così, o forse una comunità in preda all’ansia rende ancora meno credibile quella versione innocua, confezionata in fretta? Daniel non si lascia convincere e il suo istinto gli suggerisce che dietro quella morte ci sia qualcosa di diverso. Una spiegazione che però non gli conviene contraddire, visto che non ne ha una migliore:
In genere quei pensieri gli venivano naturali: la sua capacità di osservazione e il pungolo della curiosità producevano ipotesi, o meglio scenari, che gli giravano in testa finché non venivano smentiti dei fatti o da altri scenari. A lungo andare, tutti gli scenari tranne uno o due si sgretolavano. E quando i dettagli cominciavano a incastrarsi avvertiva una sensazione fisica, come se qualcuno gli stesse delicatamente schiacciando in setto nasale. […] Adesso però c’era il vuoto. Pensieri che non andavano da nessuna parte.
Daniel fatica a concentrarsi sull’indagine perché ancora completamente assorbito dal proprio tormento sentimentale. L’amore non corrisposto gli appare quasi come qualcosa di antiquato e melodrammatico, da romanzo vittoriano, ma dietro questa ironia c’è una ferita molto reale.
A complicare ulteriormente lo scenario ci sono le tensioni interne alla comunità monastica, legate anche alla questione dell’ordinazione delle donne al sacerdozio. Schieramenti, rancori, segreti e piccole slealtà creano, dietro la facciata ordinata del monastero, un ambiente tutt’altro che pacifico. Coles prova a dare a ciascun monaco una personalità ben definita, anche se non sempre è facile distinguere l’uno dall’altro. Restano piuttosto sfumati in una realtà molto particolare, pervasa da contraddizioni e tensioni, dove fede, tradizione e fragilità umane convivono spesso in modo tutt’altro che armonioso.
Nel frattempo, a Champton, la vita continua. Alla villa dei de Floures si intrecciano le vicende di Bernard e del bassotto Cosmo, di Honoria e del sergente Neil, di Audrey, la madre di Daniel che, perfettamente a suo agio, si muove con una naturalezza disarmante fra le stanze dell’antica abitazione – una sistemazione neanche tanto provvisoria in attesa che la canonica venga ristrutturata dopo l’incendio –, e trova lavoro nell’elegante negozio di Miss March.
Il contrappunto fra ciò che accade nel monastero e quello che succede a Champton dà respiro alla storia. Dopo che Honoria gli ha aperto gli occhi sui sentimenti dell’amico, Neil raggiunge Daniel nel monastero e i due, ancora una volta fianco a fianco, cercano di mettere ordine non soltanto nei fatti che hanno portato alla morte del monaco, ma anche nel loro legame.
L’epoca in cui è ambientata la vicenda – l’ultimo scorcio degli anni Ottanta – non viene mai esplicitata, ma emerge naturalmente da una serie di particolari disseminati nel romanzo: dagli abiti indossati da Lady Diana all’uso ancora pionieristico dei computer, fino alla discussione sul sacerdozio femminile, che riflette un delicato dibattito religioso e sociale. Sono elementi che, senza appesantire la narrazione con riferimenti cronologici, restituiscono progressivamente il clima di quegli anni e permettono di collocare la vicenda nel suo preciso contesto storico.
La descrizione della vita monastica, in particolare per quanto riguarda gli aspetti liturgici, appare in alcuni passaggi piuttosto insistita. Le digressioni sui rapporti fra cattolici e protestanti, sul rispetto delle regole nella quotidianità, su vari aspetti della liturgia, come sull’allevamento dei polli, arricchiscono l’ambientazione, ma a volte finiscono per dilatare la narrazione, rallentando il ritmo e posticipando l’ingresso nel vivo dell’indagine: Daniel, con la sua capacità di cogliere ciò che stona dietro le apparenze, arriva progressivamente a ricostruire ciò che è realmente accaduto e, soprattutto, perché.
E mentre il mistero trova la sua soluzione, anche Neil sembra finalmente prendere atto di ciò che Daniel rappresenta davvero per lui.
Senza nulla togliere al piacere della lettura, basti dire che i due “amici” giungono alla fine del romanzo con qualche certezza in più.
Omicidio al monastero risulta una lettura piacevole, a tratti istruttiva, ironica e garbatamente malinconica, perfettamente nello spirito dei cozy mystery del Rev. Richard Coles, e conserva tutti gli elementi che rendono riconoscibile la serie: il rapporto fra Daniel e Neil, l’immancabile Audrey e gli abitanti di Champton. Elementi sufficienti a lasciare aperta la curiosità per la loro prossima avventura.
- Autore: Rev. Richard Coles
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Einaudi
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Omicidio al monastero
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