Una firma, una garanzia. Di Pier Carpi, occultista, teosofo, esoterista, sceneggiatore di fumetti, narratore e regista di mistery, horror e fantastico, l’editrice Agenzia Alcatraz ha ripreso e pubblicato il titolo più celebre degli anni Settanta, una storia di streghe moderne a Milano: Un’ombra nell’ombra (collana “Bizarre Off”, aprile 2026, 296 pagine). A più di mezzo secolo dalla prima edizione, del 1974, si cerca il romanzo e si trovano l’autore e un film. Il narratore padano è presentato da Yorik, vale a dire Andrea Gibertoni e Mauro Corradini, in una prefazione a quattro mani. Sulla pellicola fa luce Davide Pulici, nella postfazione. Del prodotto narrativo, oggettivamente di livello e certamente di qualità, va detto ch’è più difficile classificarlo che leggerlo, pur nella sua flemma intrinseca e nella densità di letteratura da secolo scorso. E fa specie dirlo, quando per anni il secolo scorso è stato il 1800, non il Novecento di Carpi.
Quale poi il genere? Fantascienza? Appena appena. Horror? Sì, ma non solo. Fantasy? Non in costume da cosplayer, comunque. Paranormale quel che basta. Acido, impietoso? In qualche passaggio. Distopico, in aggiunta. Perfino disturbante, con le bambole mostruose, con l’erotismo magico che lampeggia a tratti e col pensiero di morte ricorrente, ribadita, pronosticata, attesa, temuta, augurata, ad altre.
Di certo, la copertina del volumetto Alcatraz, per mano di Luca Martinotti (quattro figure femminili profilate in basso da lampi nero-giallo-verdi, con un Duomo spettrale sullo sfondo), sembra più esemplificativa e coerente col racconto rispetto a quella dell’edizione originale. Rappresentava una mosca stilizzata in campo viola, vagamente antropomorfa, riprendendo un particolare della trama, mentre l’attuale mette in evidenza le protagoniste.
In una Milano anni Settanta fredda, cupa, alienata, resa coprotagonista del romanzo col suo grigiore, una consorteria-sorellanza di sole donne d’ogni classe sociale celebra rituali occulti, per guadagnare potere. Lo fanno anche per sottrarsi all’isolamento, che la metropoli commina ai suoi cittadini come una condanna. L’autore non le chiama streghe, adotta quel termine solo molto avanti nel testo.
Incide nel romanzo la presenza del diavolo, ma si fa una certa fatica a citarla, perchè il demonio di Pier Carpi non è un diavolaccio né un diavoluccio, è un’entità superiore, una presenza dissonante accanto all’uomo. Da portatore di luce lo spinge a cercare di forzare i confini, superare le barriere, sublimare la propria natura mortale.
Chi ha una certa età non potrà sottrarsi al paragone con Rosemary’s baby: il male è tra la gente, la sua coda luciferina striscia nei ballatoi. Qui, anche nelle strade e una congiunzione carnale col diavolo, una satanica concezione, porta alla luce una bambina, metà umana metà demoniaca. Se tuttavia nel romanzo di Ira Levin il bimbo dell’innocente Rosemary Woodhouse è l’Anticristo fatto generare da una setta confinata in un palazzo, nell’horror italiano l’occulto si allarga all’intera comunità, alle istituzioni corrotte. Eravamo in piena epoca di contestazione politica e sociale, dopo il ’68 studentesco e le agitazioni operaie degli anni seguenti. Se l’anti-realtà paranoide e paranormale evocata da Levin sembra circoscritta al Condominio Bramford, è urbano, ampio, l’occulto costruito da Carpi. Daria, figlia dell’adolescente Carlotta, si compiace delle sue origini diaboliche e ne potenzia la portata, causando il pentimento della madre e l’intervento di un esorcista.
Come undici anni prima Roman Polansky aveva tratto un film dal romanzo americano, Nastro rosso a New York, lo stesso Pier Carpi ha girato nel 1979 un lungometraggio basato sul suo libro (stesso titolo), con meno efficacia e successo rispetto al capolavoro hollywoodiano, peraltro dopo una produzione travagliata. Inesistenti sullo schermo gli aspetti psicologici, la solitudine delle donne, la sociologia della Milano anni ’70. L’esoterismo delle pagine non ha cittadinanza nelle scene tipiche delle pellicole di genere italiane dell’epoca: confusione caleidoscopica, shock visivi, messe nere e nudità. Tutto nonostante un cast significativo: Lara Wendell, Valentina Cortese, Irene Papas, Frank Finlay, John Phillip Law. Il produttore estromise dalla regia l’autore - che cercava temi e atmosfere non banali, all’altezza del suo testo “colto” - e affidò il montaggio finale ad altri, con sequenze da film commerciali del cinema di serie B. Per Davinotti, un horror a basso costo, privo d’idee e di una sceneggiatura decente.
Alla malora tutte le tematiche femministe che nel romanzo sono un contenuto di rilievo e in anticipo sui tempi. I prefatori fanno notare che l’autore sembra additare
come vero scandalo, più ancora della magia o del diavolo, l’idea di una donna che conosce, sceglie e paga fino in fondo le conseguenze delle proprie decisioni.
Pier Carpi (Scandiano 1940- V iadana, 2000) era Arnaldo Piero Carpi. Negli anni Sessanta cominciò a lavorare come sceneggiatore di fumetti, per “Topolino”, “Zakimort”, “Diabolik”, “Teddy Bob” e alcune avventure italiane di Superman e Batman. Contemporaneamente, cominciò a scrivere numerosi romanzi, saggi e biografie, oltre ai libri della collana “Il romanzo di Diabolik”, dal 1967 al 1971. Nel 1970, fondò e condusse con Alfredo Castelli la rivista-contenitore “Horror”, fumetti e cinema. Negli anni Settanta diresse il film tratto dal suo romanzo Povero Cristo (1975) e in parte da Un’ombra nell’ombra (1979). Firmò la sceneggiatura del Cagliostro di Daniele Pettinari (1975). Da sempre interessato all’occultismo, aderì alla Società Teosofica. Nel 2025, Gibertoni e Corradini (Yorick) gli hanno dedicato Fantastico Pier Carpi!, genio, intuizione e nuove rivelazioni su una delle figure più enigmatiche del panorama culturale italiano, autentico irregolare e visionario.
- Autore: Pier Carpi
- Genere: Fantascienza
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Un’ombra nell’ombra
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