Edito da Del Mostro (2026), Come la merda di Silvio Ters appare greve, provocatorio e disturbante fin dal titolo. Lo stile di questo romanzo distopico è coerente: cattivo, sporco, fisico, volutamente eccessivo. E il linguaggio non si pulisce proprio mai, non tradisce mai la promessa del titolo. Alcune immagini disturbano perché spinte fino al parossismo. Lo stile volutamente eccessivo è un punto di forza in senso weird, ma in certi passaggi si inceppa su sé stesso... L’abbassamento stilistico appare però come una scelta e non come una scivolata. È il tono adatto a raccontare una Napoli post-eruzione che si è trasformata in una discarica planetaria.
Macerie, fango radioattivo e schifo. Questo lo scenario. Ma presto si scopre che Napoli non è solo un immondezzaio. È al contempo una sorta di organo filtrante del mondo. E qui sta l’idea potente e originale che domina questo romanzo di fantascienza popolato di mutanti aggressivi e cafoni.
Il testo si apre con l’arrivo di Elena, una ricercatrice del mondo di Fuori, nei tunnel borbonici di Napoli sotterranea. Subito c’è un’aggressione. Compaiono dei mostri che sembrano intenzionati a sbranarla. Elena nota che hanno il corpo inquinato da escrescenze minerali. Scaglie metalliche. La biomineralizzazione come meccanismo fantascientifico ha una sua logica interna più o meno convincente, e il fatto che venga spiegata gradualmente attraverso il ragionamento di Elena è narrativamente efficace.
Ma il punto forte è un altro: l’immagine della città come "buco nero di tossine" che attira l’inquinamento mediterraneo. Più avanti compare l’eroe del romanzo. Rasmus, che è il personaggio forse meglio costruito. Il suo silenzio ostinato, il potere che lo condanna, la statua della madre (quella scena è il momento emotivamente più alto di tutto il romanzo). Il rapporto con Elena funziona proprio perché lui resiste attivamente al suo ruolo narrativo. Non vuole essere l’eroe, non vuole essere il santo, non vuole salvare nessuno. Questa tensione è interessante anche se non completamente approfondita.
Meno convincente è la figura di Elena. Il personaggio femminile sembra infatti strumentale alla trama, e non è pienamente vivo. Sappiamo cosa pensa in qualità di scienziata e attivista, ma non chi è. Il lettore ha infatti accesso a pochi dettagli biografici che la rendono concreta: un nome lasciato nel "mondo di fuori" come relazione personale evocata e basta. Insomma, nessuna contraddizione intima al di là del conflitto intellettuale. Rasmus, paradossalmente, con meno parole è più umano di lei.
Alla fine del romanzo sorge una domanda etica: si può salvare una città uccidendo ciò che la abita? Un quesito genuinamente filosofico, che non viene banalizzato. E il finale è coraggioso: Elena fa una cosa terribile credendo di fare la cosa giusta, e il romanzo non la assolve. Ma questo finale, con Elena che si pietrifica, avrebbe una potenza devastante se avessimo avuto modo di amarla di più. L’autore sceglie invece una conclusione concettualmente bella ma emotivamente fredda.
Un romanzo del genere può intrigare gli amanti del pulp e della distopia estrema. Chi cerca fantascienza classica potrebbe esserne invece infastidito.
- Autore: Silvio Ters
- Genere: Fantascienza
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Come la merda
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