Dopo averci fatto conoscere la Londra postbellica e la sua controparte onirica e arcana, in I Hear a New World (Fanucci, 2026, trad. di Tessa Bernardi) - secondo libro della pentalogia di The Long London, iniziata con The Great When - Alan Moore torna a raccontare la storia di Dennis Knuckleyard e della “Long London”, ma lo fa spostando in avanti le lancette dell’orologio di quasi un decennio.
È il 1958 e Dennis ha ormai ventotto anni: ha lasciato alle spalle il lavoro nella libreria di Ada Benson e cerca di costruirsi una carriera come scrittore freelance, dedicandosi soprattutto alla stesura di racconti e lettere erotiche per riviste popolari. La sua vita, insomma, non è esattamente diventata quella di un grande autore di successo, ma almeno sembra essere riuscito a ottenere qualcosa che desiderava più di ogni altra cosa: dimenticare l’altra Londra, quella onirica, sovrannaturale, parallela alla Londra che conosciamo.
Per nove anni Dennis ha evitato persino di pensarci. L’esperienza vissuta nel primo romanzo è diventata una sorta di ricordo da seppellire, qualcosa che appartiene a un passato troppo assurdo e terrificante per poter essere conciliato con la normalità. E ci era quasi riuscito. Peccato che la normalità, nel mondo di Alan Moore, abbia la brutta abitudine di durare molto poco.
Tagliato improvvisamente fuori da chiunque lo avesse conosciuto nella sua vita precedente, persino dalla sua orribile padrona di casa, Dennis si era sentito alla deriva, pronto a fluttuare impotente verso l’oblio e l’anonimato.
A ricordargli che il passato non è affatto disposto a lasciarlo in pace è una chiave che Dennis aveva portato con sé dal suo viaggio. Quando decide di consegnarla a un amico, le sue proprietà magiche si risvegliano e il confine tra le due realtà torna a farsi pericolosamente sottile. Creature dell’altra Londra iniziano a insinuarsi nel mondo reale, mentre a Notting Hill esplodono disordini e strani avvenimenti coinvolgono entrambe le città. E, come se non bastasse, Grace Shilling, il vecchio amore di Dennis, si ritrova “dall’altra parte” a indagare proprio su ciò che sta accadendo. E Dennis non può fare altro che seguirla.
Anche lui, intanto, è cambiato, cresciuto. O forse, più semplicemente, cominciamo a conoscerlo meglio. Non è (e non lo è mai stato) l’eroe infallibile ed eccezionale che affronta il soprannaturale senza paura. Dennis è impacciato, spesso insicuro, non particolarmente brillante e decisamente terrorizzato quando si trova davanti a qualcosa che non dovrebbe esistere. Proprio per questo, però, è un protagonista incredibilmente umano e fallibile.
Se nel primo romanzo era stato un libro a spalancare davanti a Dennis la porta verso l’altra Londra, questa volta è una chiave a riaprire quella porta. Il simbolismo è piuttosto evidente: Dennis può anche aver cercato di chiudere il passato fuori dalla propria vita, ma non è sufficiente chiudere una porta quando dall’altra parte qualcuno continua a bussare. Questa “altra Londra”, tuttavia, non è l’unico luogo in cui Moore conduce il lettore. La Londra reale del 1958 è molto diversa da quella devastata dai bombardamenti che avevamo incontrato nel primo volume, perché intanto “il mondo era diventato un pianeta diverso.” La città si sta ricostruendo, ma il dopoguerra non ha certo cancellato le sue ferite. La fine dell’Impero britannico, la crisi di Suez, l’arrivo di immigrati dalle ex colonie, le tensioni sociali nei quartieri londinesi e l’esplosione della cultura giovanile e del rock fanno da sfondo a una storia che mescola continuamente realtà e fantasia. È proprio questa una delle caratteristiche più interessanti del romanzo: la Londra in cui ci muoviamo è quella reale, così com’era negli anni ‘50. Notting Hill, Soho e Kensington diventano così luoghi in cui la cronaca, la cultura popolare, la criminalità, l’occultismo e il soprannaturale possono incontrarsi. Personaggi realmente esistiti, eventi storici e figure completamente inventate si muovono sullo stesso palcoscenico, rendendo spesso difficile capire dove finisca la realtà e dove inizi il sogno.
Anche lo stile di Moore torna a essere uno degli elementi più caratteristici del romanzo. Se The Great When appare come un libro dalla scrittura stratificata, dissacrante e ricchissima, I Hear a New World non fa alcun tentativo di diventare più sobrio. Al contrario: la prosa è barocca, sovraccarica, visionaria, piena di metafore, aggettivi, immagini e associazioni apparentemente incontenibili. Soprattutto nelle scene ambientate nella Londra parallela, Moore sembra voler sommergere il lettore di dettagli sensoriali fino a rendere difficile distinguere ciò che si sta realmente osservando da ciò che si sta immaginando.
Ma forse è proprio questo il punto, giusto? “L’altra Londra” non dovrebbe essere facile da comprendere. È una realtà che funziona secondo regole diverse dalla nostra, un luogo in cui il normale ordine delle cose viene continuamente ribaltato. Il disorientamento del lettore diventa quindi lo specchio dell’esperienza di Dennis: anche noi, proprio come lui, ci troviamo davanti a qualcosa che non sappiamo completamente interpretare. E Moore sembra divertirsi moltissimo con questa libertà linguistica. I personaggi possono essere descritti attraverso una quantità quasi assurda di definizioni diverse, in una continua ricerca dell’immagine più bizzarra, precisa, dissacrante o semplicemente esilarante. L’ironia che caratterizzava The Great When rimane quindi intatta anche tra queste pagine, così come quell’innata capacità dell’autore di passare in una stessa pagina dal grottesco al terrificante, dal poetico al volgare.
Alan Moore costruisce così un secondo capitolo che non si limita a ripetere la formula del primo, ma amplia il mondo della serie e lo mette in relazione con una Londra reale in piena trasformazione. Il risultato è ancora una volta un fantasy difficile da incasellare, che mescola storia, noir, horror, realismo magico, occultismo e una buona - e sana - dose di follia.
I Hear a New World, come il precedente, non è un romanzo da leggere di fretta. Richiede attenzione, curiosità e una certa disponibilità a lasciarsi trascinare dal flusso incontrollato della prosa di Moore. A volte è persino eccessivo, così ricco di dettagli e digressioni da rischiare di sommergere la storia stessa. Ma forse è proprio questo il suo fascino: questa Londra parallela non è un luogo in cui entrare con una mappa e seguire ordinatamente una strada. È, semmai, un luogo in cui perdersi. E, ancora una volta, Alan Moore sembra sapere perfettamente dove vuole condurci, anche quando noi non ne abbiamo la minima idea.
- Autore: Alan Moore
- Genere: Fantasy
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Fanucci
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: I Hear A New World. Un nuovo mondo
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