Prede o cacciatori? Se si resta in rada si finisce cacciati, meglio la prua alle onde, la bandiera al vento e se qualcuno deve dare la caccia sia la squadra navale della Marina del kaiser nel Pacifico. Salpò dal possedimento coloniale germanico di Tsingtao nell’estate 1914, colse una vittoria davanti alle coste cilene, fu distrutta nelle acque atlantiche delle Falkland. Però, come vedremo, insieme alle navi imperiali affondò anche la superiorità secolare delle flotte britanniche. Lo dimostra un breve ma sapiente saggio di storia militare sul mare, I cavalieri degli oceani. L’epopea della Divisione Navale d’Oriente da Tsingtao alle Falkland (estate-autunno 1914), opera di un medico e docente universitario, appassionato cultore della materia, il dott. Stefano Basilico, e agile volume per i tipi delle Edizioni lucchesi Tralerighe Libri (luglio 2025, 80 pagine).
In vista della Grande Guerra in Europa, dopo gli omicidi di Sarajevo, il contrammiraglio Maximilian Graf von Spee (1861-1914), ottimo comandante della divisione navale della Kaiserliche Marine in Asia Orientale, ritenne di non attendere gli eventi nel porto cinese in cui le unità tedesche facevano base, svolgendo il compito di tutelare gli interessi commerciali della madrepatria lontana. L’incursione delle motosiluranti nipponiche contro le navi russe all’ancora a Port Arthur, nel febbraio 1904, ancora prima della dichiarazione di guerra, gli suggeriva di non esporsi a un simile attacco proditorio. Mosse già nel luglio da Tsingtao e a ottobre riunì la formazione, all’isola di Pasqua: due incrociatori da battaglia, Scharnhorst, Gneisenau e tre cruiser leggeri, Dresden, Leipzig, Nurnberg, accompagnati da navi da trasporto cariche di viveri e materiali.
Una squadra di tutto rispetto. I due panzerkreuzern erano gemelli, varati nel 1906, dislocavano 11.600 tonnellate, sviluppavano oltre 22 nodi di velocità massima, 8 cannoni da 210 e 6 da 150 mm. “Autentici fuoriclasse”. Gli equipaggi (764 uomini per unità) erano esperti e perfettamente addestrati. Negli ultimi anni, i cannonieri avevano vinto per due volte la competizione di tiro navale, prevalendo sulle unità della Flotta d’Alto Mare metropolitana.
I tre leggeri erano altrettanto efficienti, sfioravano i 24 nodi, armati con 10 cannoni da 105 mm ciascuno. Rimase indipendente un altro classe Dresden, l’Emden, che intraprese una guerra da corsa solitaria, causando danni al naviglio da trasporto nemico nell’Oceano Indiano e conducendo scorrerie vittoriose a Madras e a Pulo Penang. Venne affondato il 9 novembre 1914 dall’incrociatore australiano Sidney, alle Isole Cocos Keeling. I marinai riuscirono a tornare in Europa a giugno del 1915, dopo un viaggio interminabile e tante peripezie, per mettersi a disposizione degli incrociatori Goeben e Breslau nelle acque turche dei Dardanelli.
Rotta verso il levante meridionale, con l’obiettivo di minacciare il traffico mercantile inglese. Si navigava modificando continuamente la prua, per la necessità di costanti rifornimenti e soprattutto carbonamento. Un problema fisso per i cinque incrociatori germanici era provvedere ai rifornimenti nel Pacifico ostile (carbone, viveri e acqua). Scharnhorst poteva stivare nei depositi 2mila tonnellate di carbone, per alimentare i 26mila cavalli delle sue macchine. A velocità “economica”, bruciava circa cento tonnellate al giorno, che diventavano quasi 500 ad alta velocità, sicchè se a 10 nodi poteva percorrere più di 5mila miglia, a 20 avrebbe svuotato i carbonili in poco più di quattro giorni di navigazione. In aggiunta, le unità della squadra andavano mantenute in condizioni di perfetta efficienza meccanica e militare: da qui, esercitazioni di tiro e di manovre tattiche, revisione e pulizia delle macchine, rimozione dei denti di cane dalle carene (le incrostazioni che si accumulano sugli scafi immersi riducendo la velocità delle navi). Il tutto con la difficoltà di individuare un approdo sicuro per compiere le operazioni, perchè se la missione della Divisione Navale d’Oriente era intercettare i commerci e interrompere le catene di rifornimenti delle nazioni nemiche, von Spee sapeva d’essere oggetto della caccia incessante di flotte da battaglia del Regno Unito, Giappone e Francia.
Lasciamo ai lettori le battaglie di Coronel del 1 novembre 1914, al largo delle coste del Cile, e quella delle Falkland al largo delle coste argentine, l’8 dicembre successivo. Basterà dire che nella prima la squadra inglese era di pari forza (col solo vantaggio di un incrociatore ausiliario in più), ma le unità erano obsolete e con equipaggi meno pronti dei marinai tedeschi. In quella decisiva, che annientò la divisione germanica dopo ore d’inseguimento, i britannici avevano dalla loro velocità e calibro dell’artiglieria navale. Il peso di teorico di ogni bordata delle navi di Sua Maestà superava i 4500 kg, contro i 1600 dei 210 e 150 mm dell’Ostasiatiche flotte.
La vittoria venne salutata con esultanza in Inghilterra; tuttavia, malgrado l’impari confronto di forze, si era distinta la resistenza tecnica delle navi tedesche sotto il fuoco, come la capacità d’infliggere danni alle navi nemiche. Grandi limiti evidenziati dai britannici, malgrado la potenza e la velocità (dichiarata). Il più grave: la fragilità delle unità, avendo sacrificato in progetto la corazzatura alla spinta.
Da un lato l’evoluzione tecnologica, dall’altro le scelte strategiche posero le premesse per la perdita del dominio dei mari esercitato dalla Royal Navy, il tramonto del secolare principio della potenza della flotta britannica pari alla somma della seconda e terza marine del mondo. Gli incrociatori erano stati il vero strumento del potere navale, ma la progettazione dei Battlecruisers rese debole “quello che era stato il braccio armato” nei sette mari.
- Autore: Stefano Basilico
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Saggistica
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: I cavalieri degli oceani. L’epopea della Divisione Navale d’Oriente da Tsingtao alle Falkland (estate-autunno 1914)
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