Da un ritratto di famiglia ereditato un romanzo storico pubblicato anni fa e oggi riproposto ai lettori. Libro d’esordio della nostra autrice, un testo al quale è rimasta legata perché segnò il suo passaggio alla scrittura, dalla storia dell’arte alla narrativa. Raffaella Cargnelutti, critica e storica dell’arte, ha pubblicato diversi libri, tra cui le biografie romanzate dei pittori Gianfrancesco da Tolmezzo e Giovanni Antonio de’ Sacchis. La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria (Mursia, 2026) è una storia di appartenenza, nata dal cuore e dalla mente dell’autrice: “i fili parentali sepolti” delineati attraverso il tempo, “nel cuore antico del Friuli”, come una ragnatela tessuta. E la scrittura nata nell’ammirare il ritratto della sua antenata, riportato nella splendida copertina del libro.
Maria con l’abito verde scuro, corpetto e pettorina, elegante ed austera. Con la mano destra sul petto come una donna devota, pia; sulle spalle il fazzoletto di seta portato da Venezia, e la penna e il libro dei conti voluti accanto a lei nell’immagine. Una donna che non nascondeva i segni del tempo e le otto gravidanze; nulla l’aveva piegata nel carattere, né le difficoltà economiche né la morte di tre figli, ancora piccoli, le cui vesti battesimali divennero i loro sudari. Una donna della Carnia, vedova, che decise di voler lasciare ai figli l’immagine di sé. Al tempo solo i nobili o i benestanti si facevano ritrarre, e con le mogli accanto. Non avrebbe dato ascolto alle chiacchiere della gente, perché se fosse stato vivo suo marito l’avrebbe approvata.
Maria era la moglie di un cramar, commercianti che con la loro vita avventurosa si dirigevano spesso oltre le Alpi per procurarsi mercanzie dal centro dell’Europa, da Venezia e dal restante Friuli. La moglie di un cramar doveva rassegnarsi a rimanere sempre sola, “e accogliere il destino che la provvidenza disponeva”. Restare in paese ad aspettare, consumando la propria esistenza tra partenze e ritorni.
Nel suo paese, Cercivento, vi erano diversi cramar che avevano lavorato con suo marito Cristoforo. Il paese era diviso in ville di sotto e ville di sopra, con la chiesa di San Martino ricostruita dopo l’alluvione del 1692. Nella villa di sotto c’era la casa di Maria, dei Mussinano, con il portone d’ingresso incorniciato da pietre. Le tornavano spesso in mente gli ultimi anni di vita di Cristoforo, la malattia e la sofferenza sul suo volto bello e radioso che aveva tanto amato. Lo aveva conosciuto a sedici anni ed era stato subito amore. "Il volto giovane del marito resisteva e si sovrapponeva alla maschera tragica della morte". Gli era stato accanto fino alla fine. Cristoforo era stato il suo maestro nell’insegnarle i conti e la scrittura, e la sua vita e quella dei suoi figli cambiò da quel momento: “sul viso della madre non comparve più un sorriso”. Maria era una donna non avvezza alla commozione o a smancerie domestiche. Sempre pronta dopo una giornata di lavoro tra calamai e fattoria, amava riunire la sua famiglia attorno al focolare e il suo pensiero era che i suoi figli non dovessero conoscere le incertezze del suo animo. Sia Giacinto, il primogenito, che aveva scelto di vivere in Germania, che Domenico che non amava viaggiare come un cramar, che le figlie, di cui Leonarda, la più piccola, era da far crescere e maritare. La storia di Maria sarà tutta racchiusa nel suo delicato ritratto, da lei fortemente voluto nel ricordo anche del marito Cristoforo, immaginato al suo fianco, e ai principii che desiderava lasciare ai figli. L’impegno nel lavoro mantenendo attivo il commercio e ordinata la casa con la sua fattoria, inimmaginabile alla fine del Settecento che una donna della sua estrazione sociale potesse reggere un’azienda, con le sole sue forze e decisioni. Nulla le impedì di andare avanti nella sua vita, né le difficoltà, né il terremoto, né la guerra del generale Bonaparte con la carestia che ne seguì. Maria non sapeva nulla dei governanti vecchi e nuovi, della storia che cambiava; lei, minuta e fragile, sapeva fronteggiare ogni genere di calamità, anche quando pensava che Dio si fosse dimenticato degli uomini.
Maria è il cardine emotivo e narrativo di questa storia piena di fascino e indipendenza; al centro la sua figura inedita e innovativa per i suoi tempi, quello di una donna che nella sua immagine lasciata ai posteri si è fatta ritrarre non con il rosario tra le mani, come la tradizione richiedeva, ma con accanto sul tavolo la penna d’oca, il calamaio e il registro dei conti. Il senso più autentico della sua identità.
- Autore: Raffaella Cargnelutti
- Genere: Romanzi e saggi storici
- Categoria: Narrativa Italiana
- Casa editrice: Mursia
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: La moglie del Cramar. Il ritratto di Maria
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