Con Morte per scorpione (2025), titolo preso in prestito da quello di una storia contenuta nel volume, l’editore Ventanas raccoglie cinque magnifici e, senza correre il rischio di esagerare con gli aggettivi, perfetti racconti di Armonía Somers, pubblicati originariamente fra il 1953 e il 1988 in diverse raccolte. Della scrittrice uruguaiana era già comparso all’interno del catalogo, nel 2023, il romanzo La donna nuda, sempre nella felice traduzione dallo spagnolo di Laura Putti.
Il ticchettio degli orologi, instancabile e inarrestabile anche quando quest’ultimi si fermano, le mosche sulla carne e i fogli di giornali stracciati e portati via coi refoli del vento sono elementi che tornano ossessivi nelle cinque storie, insieme ovviamente all’angelo nero, la morte. Ché la scrittura immaginifica della Somers non teme affatto i meandri più tosti dell’indagine e dell’osservazione dell’umano; come non bastasse, infatti, le sue storie affrontano argomenti tabù per l’epoca, quali l’omosessualità e l’aborto, anzi ne fanno il loro elemento portante.
Il crollo, la storia che apre il volume, inizia per esempio con una bestemmia rivolta nei confronti della Madonna, “un pensiero troppo funesto per la […] dolce voce di negro” del personaggio principale il quale, dopo aver compiuto un omicidio, uccidendo un bianco, trova rifugio durante una notte di tempesta in una non ben precisata baracca. Qui, fra i fumi della febbre e della coscienza sporca di sangue, il protagonista si affossa sempre più in un delirio che oscilla fra sogno e incubo, durante il quale proprio la Madonna si materializza al suo fianco, gli sussurra parole all’orecchio e si stringe a lui in un amplesso carnale, accompagnandolo verso il tragico cuore della notte.
Le pagine di questa antologia esplodono in immagini di grande precisione; lo spaesamento, la solitudine e il dolore si materializzano in scene dense, perfette. Quando il protagonista di Jezabel si mette in cammino con addosso tutto il peso della sua esistenza, il suo sguardo è talmente basso che dell’intero genere umano che affolla strade e piazze non resta altro se non tutto ciò che sbuca da sotto l’orlo dei pantaloni.
Una marea di scarpe striscia in tutte le direzioni. Ha piovuto e le suole si staccano dal lastrico con uno schioccare di baci o di gemiti, come sulle poltrone di un cinema erotico. Per un uomo con le mani in tasca e lo sguardo perso sul suolo, l’umanità non è altro che un negozio di scarpe scatenato che ha lasciato le vetrine per lanciarsi in strada. Ce ne sono di ogni tipo. L’individuo è la scarpa in fondo alla gamba, questo potrebbe essere uno dei tentativi più efficaci di definirlo.
O ancora, stupisce la metafora corposa contenuta nel racconto La deviazione. Cos’è una storia d’amore, nata fra l’altro attraverso uno sguardo lanciato al di là di un ammasso di palloncini colorati, se non un tragitto attraversato a scavezzacollo su un treno, fino a una deviazione che ha tutti i tratti di un deragliamento? E cosa la morte, se non un aracnide che si annida fra pezzi di legno, prendendosi beffe di chi mette a soqquadro la casa per trovarla e che finisce per attaccare all’improvviso chi pensa di essersela lasciata alle spalle, come fra i capoversi di Morte per scorpione?
La penna di Armonía Somers sa fare proprio questo: immortalare i fondali di chi si ritrova solo. È splendido, semplicemente splendido il racconto intitolato Requiem per Goyo Ribera, tutto intinto nel nero della morte. La scomparsa di questa figura, col cadavere ritrovato e trattato da pompe funebri e assistenza pubblica, getta Martín in un carosello di ricordi e visioni, dettati da un legame che non osa dire il suo nome; gli orologi si fermano, le tasche riportano in vita vecchie guide turistiche dei Paesi Bassi, i fantasmi si mettono a parlare e alla fine anche i mazzi di fiori di una festa appassiscono come corone floreali dei funerali. Il lutto e una coscienza buona solo per compiere vigliaccherie sono fucine di ripensamento e dolori.
“È stata un’attesa lunga, Goyo, non è vero? Hai visto, non si può. Ma adesso è arrivata l’occasione definitiva, dato che tutto arriva”. Si gettò nella carrozza a corpo morto e si rannicchiò con forza fra i braccioli del sedile. “Prendi la terra, se ne ho ancora sotto le unghie. È l’unica cosa che ho potuto sgraffignare della tua morte, Goyo, ma nessuno potrebbe smentire questa terra senza che io neghi me stesso. E se non nego me stesso, nessuno potrebbe negare te, Goyo Ribera”.
Quella di Armonía Somers è una voce che ha tutte le carte in regola per finire nell’olimpo dei grandi classici del Novecento; si chiude Morte per scorpione, dopo aver letto l’ultima frase dell’ultimo racconto, con la voglia di leggerne ancora e ancora e ancora.
- Autore: Armonía Somers
- Genere: Raccolte di racconti
- Categoria: Narrativa Straniera
- Anno di pubblicazione: 2025
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Morte per scorpione
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