Massimo De Siena, da Marano di Napoli, chirurgo ospedaliero, per anni in trincea nei pronto soccorso, medicina d’emergenza-urgenza; già mi andava a genio lo scrittore, d’istinto, poi ho letto il romanzo, Occitania Mon Amour (Graus Edizioni, novembre 2024, 144 pagine) e la simpatia è diventata stima sincera, oggettiva, incentivata dalla condivisa nascita nel Golfo e dal particolare che il protagonista risponda al cognome Felice. Marco De Felice è medico della divisione di chirurgia di un affollato pronto soccorso napoletano (guarda un po’).
Con la casa editrice partenopea, il dottor De Siena ha esordito nel 2020 con La ragazza sulla sdraio, che ha vinto il premio Spoleto Art Festival per la letteratura. Successo pieno al primo tentativo, per un medico che anche nella professione non si perde in chiacchiere davanti alla tastiera: più di cento le pubblicazioni scientifiche e almeno quattro le tesi, quella di laurea più le tre per altrettante specializzazioni quinquennali successive. Tiene a far sapere che i suoi romanzi nascono da vicende e situazioni reali. Alcune sono anche vissute, altrimenti non avrebbe fatto cenno all’insensibile mancanza di climatizzazione estiva di tante strutture ospedaliere (tanto più nel Sud). Infatti, dopo anni di sudore versato in pronto soccorso privi d’impianti di condizionamento dell’aria - e, con lui, operatori e pazienti - denuncia ironicamente nelle sue pagine il cinismo ineffabile delle “alte sfere”. Tra i vertici delle strutture sanitarie, nessuno trova disdicevole gravare di un’altra sofferenza gli ammalati, in aggiunta alle patologie. E se non contano gli utenti, figurarsi del disagio di medici e personale, quello non fa testo, non viene tenuto nella minima considerazione. Sono carne da cannone, come i fanti della Grande Guerra.
Dopo un turno di guardia nel clima tropicale di una mattinata di luglio, il dottor Marco è convocato dal primario, che gli conferma la possibilità di uno stage bimestrale nella divisione di chirurgia toracica dell’Università di Tolosa, Francia meridionale. Stipendio pagato. Un’offerta apparentemente generosa, premiale, in realtà striminzita all’osso per l’interessato, visto che dovrà rinunciare agli straordinari e pagarsi l’alloggio, all’estero. Eppure, accetta. Dimenticavo: è il 1987. Nei primi di settembre, viaggio in Giulietta dal golfo di Napoli alla Linguadoca, verificando al primo impatto che la città è affascinante, antica di storia, ricca di tradizioni eppure proiettata nel futuro dal suo centro aerospaziale. Che è caratterizzata da un mix di culture, della numerosa popolazione. E che si circola da dio, rispetto al caos partenopeo, per quanto i locali abbiano il vezzo di scambiarsi lamentele sul traffico. Il piccolo appartamento è nel quartiere Saint-Cyprien, piccolo gioiello multilingue sulla sinistra del fiume Garonna, che divide in due Tolosa, città universitaria. Neppure il tempo di entrare nell’essenziale ma accogliente bilocale, che incontra subito Nadine. L’affabilità partenopea di Marco fa colpo all’istante sulla bella dirimpettaia, aiutata a superare le scale con uno scatolone ingombrante di provviste.
La scrittura del dottore-autore è fluente, si direbbe conviviale, esemplare nel descrivere ciò che va descritto, senza divagazioni tediose. Uno scrittore da standing ovation, uno stile invidiabile, da amico della porta accanto, come Nadine per il protagonista. Ventisei anni, marsigliese, prossima alla laurea umanistica. Solo amica la splendida mora? Bisogna pensare che Tolosa è un altro mondo, l’Italia pre anni Novanta era provinciale, più vicina a quella bacchettona fino ai Sessanta che alla LGBTQ free di oggi. Nello spogliatoio della sala operatoria della clinica, spazioso ma unico, uomini e donne si cambiano insieme, senza “falsi pudori” (e tante, senza reggiseno). L’amico Giovanni Verde aveva messo in guardia Marco dalle donne francesi. Esagerava? Non sapeva nemmeno tutto, ad esempio che a Tolosa, nel bel romanzo di Massino De Siena, si agitano forza oscure che danno una tinta diversa a una narrativa finora tra il clinical e il romance, anche soft sexy.
L’autore racconta a ritroso che due mesi prima, in un piccolo comune poco distante, si è tenuta una riunione diciamo... particolare. Alcune persone si sono incontrate in un vecchio fabbricato, sedute intorno a un tavolo ovale. Una decina, rese anonime da un saio color ruggine e i volti coperti da un cappuccio, nonostante il caldo. Ne riferiamo con i verbi al presente. Imposte e finestre sono serrate e il buio, appena rischiarato da torce a muro, e imprimono all’ambiente un aspetto sinistro. A incupire, concorre il tono basso delle voci e soprattutto la cadenza lenta delle parole. L’uomo che sembra guidare l’assemblea riassume ai “fratelli e sorelle” lo scopo della riunione. Obiettivo, oltre a ricordare il glorioso antenato Enrico di Montmorecy, adottare misure per reagire alle vessazioni alle quali sono “nuovamente sottoposti”. Negli ultimi tempi sembra d’essere tornati secoli indietro: la loro religione, “l’unica vera”, è di nuovo sotto attacco. Non persecuzioni, ma pesanti discriminazioni, forse poco evidenti, quanto basta a negare un ruolo di merito nella società. Alla fine del 1700, re Luigi (XVI, poi ghigliottinato) concesse la libertà religiosa dopo decenni di conflitto confessionale, ma “ci siamo dispersi”, dimenticando le atrocità subite nel corso dei secoli. Occorre reagire. Hanno già provato dieci anni prima, ma il movimento ha perso via via forza e sostegno, costando la vita a uno dei più giovani confratelli, privato anche “del conforto delle lacrime materne sulla tomba”. Una setta? Gli eredi dei secessionisti della Linguadoca del XVII secolo? Cosa vogliono? E cosa avranno a che fare con Marco De Felice?
- Autore: Massimo De Siena
- Genere: Gialli, Noir, Thriller
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2024
Ti piace SoloLibri?
© Riproduzione riservata sololibri.live
Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Occitania Mon Amour
Lascia il tuo commento