Tra i vicoli d’ombra e i riflessi d’acqua di una Venezia intima e al contempo opulenta, prende forma una delle vicende biografiche più singolari della pubblicistica criminale italiana. Rubare ai ricchi non è peccato, ripubblicato da Milieu Edizioni nella prestigiosa collana "Banditi senza tempo" (2017), non è un semplice memoir di mala, bensì una straordinaria cronaca d’epoca, un trattato d’astuzia e un’autobiografia affabulante firmata da Vincenzo Pipino, universalmente noto come il "ladro filosofo" o il "Fantomas della laguna".
Nato nel luglio del 1943, Pipino incarna una figura d’altri tempi che sembra essere uscita dalla penna di un romanziere picaresco o dalla pellicola di un poliziottesco anni Sessanta. Il suo palmarès di colpi audaci ha del leggendario: dal primo e unico furto mai compiuto all’interno delle stanze del Palazzo Ducale di Venezia fino ai doppi colpi messi a segno nella celebre galleria privata di Peggy Guggenheim, passando per la sottrazione del celebre Canaletto a casa Falck alle Zattere. Gioielli inestimabili e capolavori d’arte sono passati per le sue mani, eppure ciò che rende la sua figura unica nel panorama del true crime è la totale assenza di violenza. Nessuna arma, nessun sangue, ma solo acume, preparazione certosina e un rispetto quasi cavalleresco per le sue "vittime", scelte sempre e rigorosamente tra i ranghi dei ceti più abbienti.
Il libro, diventato in breve tempo un piccolo classico del genere, trova nella scrittura di Pipino un punto di forza inaspettato. Lo stile è ironico, dissacrante, venato di una filosofia di strada che conquista fin dalle prime righe. L’autore dimostra una dote affabulatoria rara, capace di trasportare il lettore dietro le quinte delle sue imprese senza mai cedere all’autocelebrazione becera o al compiacimento fine a sé stesso. Venezia non fa semplicemente da sfondo alle sue avventure, ma ne è protagonista assoluta: una città fatta di passaggi segreti, ritmi lagunari, silenzi notturni e opulenza nascosta, che Pipino dimostra di conoscere meandro per meandro, trasformandola nel palcoscenico ideale per le sue incursioni.
In un’epoca in cui il crimine viene spesso raccontato attraverso i toni cupi e spietati della violenza bruta o delle mafie organizzate, l’opera di Pipino offre uno sguardo controcorrente. La sua narrazione rivendica l’etica di un codice d’onore ormai scomparso, dove l’ingegno sostituisce la forza bruta e il furto diventa quasi una provocazione politica e sociale. Non è un caso che la sua storia abbia affascinato sceneggiatori e produttori cinematografici di livello internazionale, rimanendo fonte d’ispirazione per il cinema di genere.
In conclusione, la riedizione targata Milieu si conferma un’operazione editoriale preziosa. Rubare ai ricchi non è peccato è una lettura avvincente, brillante e ricca di fascino, consigliata non solo agli amanti delle storie di "guardie e ladri", ma a chiunque voglia scoprire il ritratto inedito di una Venezia sotterranea attraverso gli occhi di un uomo che ha fatto del furto un’arte e della propria vita un romanzo.
- Autore: Vincenzo Pipino
- Genere: Storie vere
- Categoria: Narrativa Italiana
- Anno di pubblicazione: 2017
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: Rubare ai ricchi non è peccato
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