Dato il successo che i suoi romanzi riscuotono ovunque, in Francia è prima in classifica da settimane, Freida McFadden sceglie la strada della sperimentazione in questo ultimo romanzo appena pubblicato da Newton Compton editori, The dinner party, tradotto dall’inglese da Eleonora Motta. È la stessa scrittrice che afferma nel prologo del romanzo:
“Questo libro ha ventidue finali alternativi, che corrispondono ai diversi percorsi: potete, anzi dovreste sperimentarli tutti, ma siete anche liberi di fermarvi al primo che raggiungete e abbandonare la lettura ( anche se sarebbe una scelta piuttosto strana).”
Pur avendo compreso lo spirito del libro e le intenzioni letterarie dell’autrice, non sono riuscita a sintonizzarmi sulle tante diverse possibilità che sono state attribuite alla storia, ai diversi finali, alle diverse intenzioni dei personaggi. Protagonista da cui il romanzo si muove è la giovane spiantata Sloan, cameriera saltuaria, che vive con l’odiosa coinquilina Blair, a cui deve gli arretrati dell’affitto altrimenti sarà sfrattata il giorno dopo. Inaspettatamente le viene in soccorso la compagna di scuola Avery, che le propone, all’ultimo istante, una serata ben pagata in una villa fuori città, a Peyton’s Peak, dove un gruppo di ricconi è riunito per una raffinata cena. Difficile raggiungere un posto così lontano e fuori mano, ma per Sloan è un’occasione: scongiura Blair di prestarle la sua auto, una lussuosa Audi a cui la ragazza tiene moltissimo, e parte per la villa nella quale non c’è linea telefonica e non funziona il navigatore. Arrivata nei pressi del luogo gelato le strade si biforcano e non ci sono indicazioni; da qui parte la serie di doppie strade, scelte, decisioni che il lettore dovrà fare per andare avanti nella storia che diventa un labirinto di opzioni: la fantasia di Freida si sbizzarrisce nel costruire pezzi di trama che vanno in direzioni diverse. Nella villa, il padrone di casa, l’elegante anziano Davenport Wentworth, con l’aiuto del giovane maggiordomo Carson, introduce la cameriera Sloan, presentata da Avery, che sembra essere di casa in quell’ambiente lussuoso, tetro, misterioso.
Si alternano personaggi fantasy, uno yeti, un lupo mannaro, perché terribili segreti si celano dietro le porte chiuse della casa mostruosa dove è finita la povera ignara Sloan.
Devo confessare, non è il mio genere, e dopo aver letto con grande piacere molti dei romanzi di successo di McFadden, questo mi ha lasciato piuttosto tiepida. Manca, secondo la mia lettura, quella capacità di stupire il lettore con continui cambi di scenario e di ruolo dei personaggi nella storia, a favore di una trama spezzata, continuamente interrotta e alla fine molto poco credibile. Certamente il libro soddisferà in pieno quanti amano il genere fantasy, quello in cui continue metamorfosi di uomini-animali danno vita a storie che stupiscono, lasciando i lettori sorpresi e interdetti. Il tema del cannibalismo poi è veramente originale in un romanzo contemporaneo, e certamente la sua autrice ha fatto i conti con un tipo di pubblico che apprezzerà la sua originale trama.
“In altre parole, la trama dipende da voi”
afferma Freida McFadden, io preferisco le trame inventate da lei.
- Autore: Freida McFadden
- Genere: Horror e Gotico
- Categoria: Narrativa Straniera
- Casa editrice: Newton Compton
- Anno di pubblicazione: 2026
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Articolo originale pubblicato su sololibri.live qui: The dinner party
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